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Alpini Serravalle festeggiano Albino, decano del gruppo

Arienta: «Essere penna nera è un orgoglio»

Alpini Serravalle festeggiano Albino, decano del gruppo. Pochi giorni fa ha tagliato il traguardo di 96 anni e non poteva che festeggiarlo tra le penne nere.

Alpini Serravalle festeggiano Albino, decano del gruppo

Originario di Rassa, da giovane lasciò le sue adorate montagne per andare a combattere. «Orfano di padre a venti anni salutai la mia mamma e le mie montagne di Rassa per partire in guerra – spiega il serravallese -. A gennaio del 1942 fui mandato ad Aosta dove ci fecero fare un corso di sci per poi andare in Russia. Io alla fine fui assegnato alla sezione “zappatori” che riuniva in sé diversi mestieri. La mia mansione fu quella del boscaiolo. Prima sono stato ad Ivrea e poi nell’allora Jugoslavia e Montenegro – sottolinea l’alpino -. Erano gli anni 1942 e ‘43. Ogni giorno era diverso dall’altro, non era facile resistere, e quando ancora oggi mi chiedono se avevo paura, rispondo sempre che non temevo nulla. Anche perché se avevi timore di affrontare la guerra, la morte era certa».

Il ritorno in Valsesia

Oltre alla guerra l’alpino dovette affrontare un periodo di prigionia in Kosovo, Bulgaria, Serbia e infine in Austria. Tornò in Valsesia nel 1945. «Dopo la guerra ritornai a casa a Rassa e trovai poco e niente, la guerra mi portò via tutto. Non avevo più mucche né gli altri animali, dovetti ricominciare a cercare una strada per una nuova vita – ricorda il serravallese -. Poco dopo, conobbi una ragazza bellissima, Elvira, che divenne mia moglie e fu l’amore della mia vita».

Orgoglio alpino

«Essere alpino per me è un orgoglio e credo molto in questo corpo militare – conclude Arienta -, fatto da amici che hanno un impegno comune verso le montagne, la natura e il territorio. Sono sempre stato componente degli alpini di Serravalle da quando mi sono stabilito in paese, anche se non ho avuto molto modo di dare il mio contributo pratico. Ho sempre fatto il boscaiolo e avevo gli animali da accudire che non mi permettevano di allontanarmi da casa».

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