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Arrivati sette migranti a Pray: una coppia in municipio

Gli altri ragazzi sono stati accolti in un appartamento in paese

arrivati sette migranti

Arrivati sette migranti allo Sprar di Pray: sono dodici in tutto gli stranieri accolti.

Arrivati sette migranti in paese

Entra nel vivo il progetto di accoglienza Sprar portato avanti da Pray inseme a Coggiola. I migranti sono arrivati in paese: una coppia (con la donna incinta) è ospitata nell’alloggio comunale e altri ragazzi accolti in un appartamento in paese. «Dopo Coggiola – spiega il sindaco di Pray Gian Matteo Passuello – anche a Pray sono arrivati i richiedenti asilo. Una famiglia è stata accolta all’interno dell’appartamento comunale in municipio, altri cinque ragazzi invece sono ospitati in una casa privata».

Le attività

Tutto procede nel migliore dei modi: «La signora della famiglia ospitata in Comune è incinta, mentre per quanto riguarda i ragazzi alcuni lavorano e altri seguono i corsi previsti dal progetto per imparare la lingua». Insomma, secondo gli amministratori il piano Sprar funziona: «Siamo stati subito convinti di questo progetto. Attualmente sono dodici le persone ospitate tra Coggiola e Pray, non siamo ancora a regime. Ma al momento tutto è bloccato per quanto riguarda i riconoscimenti».

Un’ottica di integrazione

Come avevano annunciato le amministrazioni di Pray e Coggiola con lo Sprar si può puntare su numeri più piccoli di stranieri accolti con un controllo maggiore da parte delle amministrazioni comunali. «I fatti ci stanno dando ragione. Tutto sta andando per il verso giusto anche per quanto riguarda l’integrazione, si tratta di persone che hanno già avuto un primo riconoscimento e che devono seguire un percorso di integrazione. Tra l’altro lo stesso ministro Salvini ha detto che si tratta di buone soluzioni…».

Gli altri comuni

Nel Biellese sono pochi i Comuni che però hanno adottato il progetto Sprar, i primi erano stati Trivero, Mosso e Valle Mosso, seguiti poi appunto dall’accoppiata Coggiola-Pray. La presenza dello Sprar in accordo con la prefettura poi permette ai Comuni di non avere nel proprio territorio l’apertura di un centro di accoglienza straordinaria, come quello che era rimasto aperto fino a pochi mesi fa a Portula.

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