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«Caro sindaco di Roasio, hai fatto male a lasciare le Città del vino»

Stefano Vercelloni: bisognerebbe partecipare di più alla vita dell’associazione, prima di giudicare…

Il coordinatore per il Piemonte della Città del Vino, il sizzanese Stefano Vercelloni, critica senza mezzi termini la decisione del sindaco di Roasio, Gianmario Taraboletti, di uscire dall’ente.  

«Sono stato informato da Città del vino del recesso del Comune di Roasio da socio. Ho letto la proposta di deliberazione del consiglio.  Mi permetto di dissentire, premesso il libero arbitrio ci mancherebbe altro, concesso anche il dover rispettare il patto di stabilità, ma per quanto riguarda la ricaduta sul territorio non posso essere d’accordo con il sindaco. Città del vino è una rete di 450 Comuni identitari dei vari territori  che svolge una funzione importantissima  per l’economia territoriale. Facendo rete, si ha una maggior possibilità di promozione e tutela dei territori e del paesaggio medesimo.

ll 21 marzo a Roma, nella sala protomoteca del Campidoglio, i Sindaci dei territori Vitivinicoli si sono trovati per festeggiare i trent’anni di attività. In quella occasione è stato presentato il “Libro Bianco” su sviluppo e prospettive dei Comuni associati.       “Uno spaccato rurale di società italiana (l’11,7% della popolazione nazionale) dove si consuma meno territorio, dove spesso la cementificazione trova un argine nella vigna, dove ci sono più laureati e diplomati e più lavoro: nei borghi e nelle comunità del vino il tasso di disoccupazione è di circa 3 punti più basso della media nazionale. Nelle Città del Vino, come detto, ci sono più laureati e diplomati rispetto alla media nazionale: 17,7% i laureati e 32,4% i diplomati contro rispettivamente il 10,6% e il 28,5%. Nei borghi del vino c’è anche meno disoccupazione: circa il 9% contro la media nazionale dell’11,4%. Nelle piccole Città del Vino cresce inoltre la quota di popolazione che può contare su un reddito da lavoro o da capitale: 25-26% contro il 21,3% del dato italiano.

Nelle Città del Vino si costruisce un po’ di meno e si pensa sempre più alle possibilità concrete offerte dall’enoturismo: tra il 2007 e il 2015 i servizi ricettivi delle Città del Vino sono cresciuti del 99%. La media italiana è di appena il 28%. E poi nelle Città del Vino si beve e mangia meglio. (…) Città del Vino nei territori italiani svolge due convention all’anno, una in primavera ed una in autunno, con le assemblee dei sindaci per l’approvazione dei bilanci e delle iniziative da sviluppare localmente e a livello nazionale.

Nel contesto  europeo  Città del Vino fa parte di Re.Ce.Vin, rete europea, dove ci sono Città Spagnole, Francesi, Portoghesi, Croate eccetera, con le quali sono in atto diverse iniziative ed è possibile presentare progetti comuni a favore dei territori viticoli. Per citare qualche iniziativa di Città del Vino, che da sempre coinvolge i Comuni associati, ricordo: Concorso Enologico “La Selezione del Sindaco” con un’adesione di più di 1.000 campioni di vino; Concorso “Il miglior Piano Regolatore” delle Città del Vino in collaborazione con Istituto Nazionale di Urbanistica; “Calici di Stelle” in collaborazione con il Movimento Turismo del vino; il “Palio Nazionale delle Botti” e molteplici altre che interessano il mondo del vino.  Alla luce di quanto esposto, oggettivamente, non sono d’accordo con il sindaco circa il fatto che recedere da Città del Vino non comporti ricadute sul suo territorio. Quanto meno, prima bisognerebbe partecipare di più alla vita dell’associazione, sviluppare qualche iniziativa ed infine verificare la reale ricaduta territoriale».

Stefano Vercelloni

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