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GALLERY: speleologi alla scoperta della Varallo segreta

Tanti misteri ancora inesplorati nei cunicoli di cui è ricca la Varallo sotterranea

Varallo custodisce nel suo sottosuolo tanti misteri. Si parla di collegamenti tra i tanti edifici religiosi e vie di fuga, e di come qualche partigiano si è salvato grazie a essi. Pozzi collegati tra di loro e con le cantine delle abitazioni o stanze secretate nelle ville storiche della “belle époque”. La domanda è sempre la solita: dove finisce la leggenda e dove inizia la verità? Prova a dare la risposta un gruppo di speleologi sub-urbani che da alcuni anni opera all’interno del “gruppo speleologico del Cai Varallo”.

«Il gruppo è ben consolidato e specializzato – dice Danilo Carpani, responsabile coordinatore del settore -. Ancora recentemente abbiamo individuato reperti in cavità artificiali sulle quali ancora si sta lavorando. Grazie all’uso di un potente metal detector stiamo iniziando anche delle ricerche di tipo archeologico che potrebbero rivelarsi molto interessanti. In verità stiamo continuamente facendo nuove scoperte in tutta la Valsesia, ma resta per noi la necessità di acquisire più informazioni possibili dalla gente. A volte anche le leggende hanno un fondo di verità, da non sottovalutare. Il sottosuolo di Varallo, in particolare ma non solo, nasconde ancora molti segreti».

Purtroppo ci sono anche dei problemi oggettivi: «Alcune persone – spiega Claudio Cesa – ci hanno chiamato nelle loro abitazioni private perché ritengono che nelle cantine ci possano essere dei passaggi che si collegano all’antica Varallo sotterranea. In effetti abbiamo constatato l’esistenza di queste cavità artificiali e sotterranee. Peccato che siano state riempite da detriti e scarti di laterizi, all’insegna del risparmio, per i vari lavori di ammodernamento o ampliamento, compromettendo il patrimonio storico sotterraneo degli edifici. Purtroppo non ne sono immuni neppure le costruzioni civili storiche e religiose».

«In base alle ultime scoperte che abbiamo fatto – conclude Carpani -, stiamo pensando a piani di valorizzazione da proporre ai Comuni per la realizzazione di siti archeologici sub urbani, che possano suscitare un interesse di tipo turistico come è avvenuto in meridione. Occorrono delle risorse per le operazioni di bonifica, ma non è detto che tramite finanziamenti comunitari mirati questi progetti non diventino una realtà».

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