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Ghemme Pengin “ruba” la scena al Barlan | LE FOTO

Grazia Russo ha aperto il tradizionale discorso dalla balconata: «Ho fatto un corso di dialetto e adesso so parlarlo anch’io».

Ghemme Pengin “ruba” la scena al Barlan in occasione del tradizionale discorso del carnevale.

Ghemme Pengin “ruba” la scena al Barlan

«Ciao ghemmesi, qualcuno si sorprenderà che sia io a incominciare il discorso, ma per il dialetto ho fatto un corso e adesso sono capace anch’io di parlarlo». Le due maschere si sono affacciate intorno alle 15 al balcone di palazzo Gallarati, ma a parlare è stata Grazia Russo, che interpreta la consorte del sovrano arrivato dalla Patagonia. E dopo la sorpresa iniziale, la Pengin ha iniziato una vera e propria intervista al Barlan durante la quale c’è stato il riassunto di alcuni episodi curiosi del 2018. Le due maschere hanno parlato della fontana della Beata, rimasta all’asciutto per un po’. «Adesso hanno messo in contatore – ha ricordato il Barlan – perché prima da quel rubinetto veniva giù acqua in continuazione e ciascuno ne pagava una goccia».

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La Beata a Quarona

Non poteva mancare un riferimento al trasporto solenne della Beata a Quarona: «Meno male che fino adesso ce l’hanno sempre restituita – ha detto il sovrano -, ma anche loro le vogliono bene, tanto che in mezzo al paese hanno piazzato una statua di bronzo». Il Barlan si è fatto più serio, però, quando la Pengin gli ha chiesto notizie dei drogati che girano per i boschi. «Sarebbe stato meglio non me l’avessero detto, ci sono somari che per tre soldi ammazzerebbero la loro madre, per l’illusione di stare meglio vendono la morte. Rovinare se stessi, la famiglia e poi morire, questa è una cosa che proprio non posso capire».

Zittite le critiche

Non è mancata, sul finire, una risposta polemica a qualche critica: «Prima di salutarvi – ha detto Quercioli – vorrei dirvi che l’anno scorso con le nostre manifestazioni una bella cifretta l’abbiamo messa da parte. Quei soldi non ce li siamo mica messi in tasca, ma li abbiamo usati per i nostri costumi e per dare un contributo alla società, aiutando diverse attività qui in giro». Dopo i saluti finali, le due maschere, insieme alle autorità civili e religiose del paese, hanno aperto la lunga fila dei ghemmesi che hanno gustato la fagiolata dei Rancieri. Il gruppo guidato da Adriano Costa, ha iniziato a lavorare fin dalla mattinata, portando i tradizionali doni agli ospiti della casa di riposo.

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