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Giornalista sequestrato in Siria ospite degli ex liceali a Borgosesia

Domenico Quirico racconta il mestiere dell’inviato speciale all’incontro promosso dalla Confraternita del “Ferrari”

Ospite della Confraternita degli ex studenti del liceo di Borgosesia il giornalista Domenico Quirico. Il reporter è intervenuto al teatro Pro loco, affollato da studenti, insegnanti, ex liceali.

La Confraternita, presieduta da Riccardo Cavanna, conta oggi settecento soci e organizza oltre alla convention annuale, eventi per raccogliere fondi per l’attività del liceo. Nel caso specifico, l’incontro è stato pensato in particolare per i ragazzi, «per offrire loro gli strumenti per capire il mondo che ci circonda e cosa succede non troppo lontano da noi, i cui effetti ci toccano direttamente attraverso la presenza dei migranti».

Sollecitato dalle domande degli studenti e del pubblico, Quirico ha così raccontato la sua esperienza, nata da una passione per i viaggi ai tempi della scuola media: «Io sono un viaggiatore: mi pagano per viaggiare e raccontare che cosa vedo. Le parole sono gli strumenti per trasmettere le esperienze vissute».
L’ultimo libro del giornalista è “Il paese del Male”, in cui parla della Siria: «Un dramma che si concretizza in 400mila morti in sei-sette anni, su una popolazione di ventidue milioni di abitanti, con nove-dieci milioni di profughi e rifugiati interni – evidenzia Piera Mazzone, direttrice della biblioteca civica di Varallo -. Quirico ha sottolineato che il suo compito è semplicemente quello di raccontare “piccole storie di uomini”, ad altri sono affidate le analisi. Dall’incontro obbligatorio tra la documentazione e la commozione nasce l’atto giornalistico, e proprio la commozione deve essere trasmessa al lettore, suscitandogli delle reazioni. Solo facendo lo stesso viaggio si può entrare direttamente nella tragedia degli umani, altrimenti non si potrebbe essere in grado di raccontare e soprattutto di capire che cosa provano».

Il reporter ha cercato di spiegare i profondi cambiamenti sociali e politici in atto: «I migranti sono persone che hanno perso la loro identità e ne hanno assunta un’altra. Sono persone che hanno affrontato un viaggio durato anni, in cui è accaduto di tutto. L’attraversamento del Mediterraneo non è che l’epilogo del viaggio, l’ultimo atto. Sono persone che hanno attraversato metà del continente utilizzando i mezzi più disparati e a ogni passaggio devono guadagnare i soldi per proseguire. Affrontano il viaggio senza neppure sapere quale sarà la loro meta. Perdono progressivamente la loro identità, si trasformano in uomini diversi da quelli che erano partiti, scolpiti dal viaggio e dalle sofferenze». E su come gestire la migrazione, «Quirico ha ricordato che come giornalista non ha alcun titolo per proporre politiche sull’emigrazione», tuttavia «l’ospitalità è un dovere. Per me ogni singolo individuo è sacro e non mi devo perdere nei pregiudizi, se dimentico questo resta solo un piccolo mondo di avari in decadenza».
«Un’ultima domanda ha riguardato la sorte del mestiere dell’inviato tra dieci o vent’anni – racconta Mazzone -. Quirico ha sottolineato come “la curiosità per le vicende degli uomini e la capacità di raccontare continuerà a scandire il cammino umano, ci sarà sempre qualcuno che avrà voglia di leggere le storie degli uomini. I giornalisti devono seriamente interrogarsi sul calo di emozioni nei lettori, poiché si sta perdendo quella capacità di indignarsi che fece sollevare l’opinione pubblica durante la guerra d’Algeria del 1960, o durante la guerra del Vietnam. Oggi i giornali non riescono a scalfire la crosta dell’indifferenza».

Una serata «contraddittoria, provocante, emozionante – osserva Mazzone -, certo lascerà un segno nelle coscienze di molti, mettendo ulteriormente in crisi certezze traballanti: non c’è una soluzione, le parole di Quirico non volevano e non erano rassicuranti, ma ancora una volta all’uomo viene chiesto di essere fino in fondo umano».
Durante la serata, a nome della Confraternita, Cavanna ha premiato la professoressa Marinella Merlo, insegnante di matematica e anima dell’associazione, nominandola socio onorario: «Una colonna e una luce per tutti noi».

 

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