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«Ma quale integrazione? Ospitare migranti è un business»

Coggiola, venerdì scorso l’assemblea pubblica con il gruppo consiliare di minoranza facente capo a Paolo Setti

«Ma quale integrazione? Ma di cosa stiamo parlando? Questi ragazzi sono qui per un solo motivo: sperano di trovare un lavoro e di sistemarsi. Me lo hanno detto loro stessi. Ma lo sappiamo tutti che qui il lavoro è scarso anche per noi che siamo del posto, figuriamoci per giovani che sono appena arrivati da un altro continente. Non prendiamoci in giro con questi progetti Sprar o cose analoghe, per favore». Così Paolo Setti, consigliere di opposizione a Coggiola, ha sintetizzato venerdì sera la posizione del suo gruppo in merito all’arrivo in paese di nuovi migranti. C’è ne è una prima parte che dovrebbe arrivare a breve ed essere ospitata in una palazzina nella zona della piazza. E poi c’è il Comune che, assieme a Pray, punta ad aprire un centro di tipo Sprar, gestito direttamente dall’amministrazione. Una doppia accoglienza contro la quale l’opposizione ha anche avviato una raccolta di firme da inviare al sindaco e al prefetto. «Soprattutto sconcerta l’atteggiamento dell’amministrazione comunale – ha detto ancora Setti – che su una questione così delicata non ha nemmeno ritenuto di dover parlarne in sede di consiglio. E’ incredibile».

All’incontro di venerdì sera in aula magna c’erano il segretario provinciale della Lega nord Michele Mosca e il sindaco di Cossato Claudio Corradino, anche lui leghista. I due hanno puntato il dito sul sistema di accoglienza e ospitalità, che finisce soprattutto «per gonfiare il fatturato delle cooperative e delle associazioni che gestiscono i centri di accoglienza», scaricando poi fatalmente sul territorio i problemi della mancata integrazione: «Io ho detto no ai progetti Sprar perché non voglio dare il mio avvallo politico a un sistema che non funziona, e che di fatto trasforma questi ragazzi in cerca di speranza in vera e propria merce per alimentare un sistema che ci mangia su. Tra l’altro, ci vendono i progetti Sprar come se fossero i Comuni a gestire direttamente l’accoglienza, ma non è vero: ovviamente i veri e unici gestori sono le cooperative, che peraltro nel Biellese sono sempre le solite ben note a tutti».

«Vorrei anche sottolineare – ha aggiunto Mosca – che non è vero, come dice il Pd, che avere un centro Sprar rappresenta una garanzia rispetto all’apertura di nuovi centri: se c’è un’emergenza migranti, la prefettura deve trovar loro un posto, non si scappa. E di certo l’apertura di uno Sprar non farà chiudere alcun centro Cas. La prefettura in generale cerca già di distribuire in modo uniforme i migranti sul territorio». «A Coggiola – ha detto ancora Corradino – c’è già la certezza dell’apertura imminente di un centro Cas, non capisco come mai il Comune partecipi a un bando per avere anche un centro Sprar…»

Le richieste dell’opposizione? «Soprattutto – ha detto il consigliere Laura Speranza – che la nostra amministrazione apra un confronto con i cittadini su questo tema, perché tocca tutti. Chiediamo una riunione aperta del consiglio comunale, dove possano prendere la parola anche persone fuori dal consiglio». Si è già iniziato a raccogliere firme. Per il momento ci sono tre esercizi in cui si può sottoscrivere la petizione: la farmacia Varola, la cartoleria Coccinella e il bar XX Settembre. Ma è possibile che altri se ne aggiungano.

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