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Monumento ai Caduti di Flecchia sistemato dagli alpini

«Un gesto che nella prossima ricorrenza dei cento anni ci è parso significativo quanto doveroso»

Monumento ai Caduti di Flecchia è dedicato ai caduti della Grande guerra. Ecco cosa scriveva la “Tribuna biellese” del 13 dicembre 1922 sulla collocazione della stele commemorativa

Monumento ai Caduti di Flecchia rimesso a nuovo

Il gruppo alpini di Pray-Pianceri ha rimesso a nuovo la lapide a forma di croce dedicata ai caduti della Grande guerra e collocata nel cimitero di Flecchia. Nell’edizione del 13 dicembre 1922, sulla “Tribuna biellese”, giornale dell’allora Partito liberale, si leggeva la cronaca di quando Flecchia, allora Comune autonomo (come lo erano Pianceri e Pray Alto), collocò la propria stele commemorativa dedicata «ai gloriosi suoi caduti nella guerra 1915-18 nel corso di una cerimonia imponente: l’oratore esalta il sacrificio dei Caduti e parla della gratitudine dovuta ai nostri giovani che fecero olocausto della loro vita per la Patria e commosso, ringrazia a nome del Comune di Flecchia il Comitato e le Associazioni intervenute. Rievoca le glorie del popolo italiano e lo spirito di sacrificio da esso dimostrato in quattro anni di guerra; dice che i nostri 500mila morti comandarono che dal loro sacrificio sublime e da Vittorio Veneto sorga un’Italia nuova che occupi nel mondo e per volere e forza dei suoi figli la posizione che degnamente le spetta. L’oratore invita quindi tutti a voler deporre i propri odi e livori di parte davanti al monumento dei nostri morti. Conclude, infine, dicendo che il migliore omaggio ai morti sta nel lavoro in tutti i campi, avendo per scopo la grandezza d’Italia».

Le dichiarazioni dello storico locale

«Hanno oggi molto il sapore di narrazione queste citazioni – chiosa Tiziano Bozio Madè, appassionato di storia locale, a nome degli alpini di Pray-Pianceri – apparendo ai nostri occhi forse anche un po’ esagerate. Ma c’è da credere che non lo furono affatto in quei momenti, tra famiglie toccate negli affetti e una società che provava a rinascere dopo il grande martirio. Nei mesi primi anni Venti poi, grandi scontri politici si erano ancora consumati, e anche Flecchia aveva visto la lapide socialista della prima ora smantellata dalle spedizioni in camicia nera. Ma queste sono pagine lontane, anch’esse consegnate alla storia; il compito al quale noi ci siamo piacevolmente dedicati nei giorni scorsi è stato quello di togliere i segni che il tempo ha lasciato sul cemento, sui marmi e sulle scritte poste sul monumento, per ridare allo stesso, e ai nomi riportati, rinnovata espressione e testimonianza. Un gesto – conclude Bozio Madè – che nella prossima ricorrenza dei cento anni ci è parso significativo quanto doveroso».

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