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Nata a Varallo nel 1956 cerca i genitori mai conosciuti

"Non voglio stravolgere la vita di nessuno, ma la speranza colmerebbe quel senso di vuoto"

nata a varallo

Nata a Varallo cerca in Valsesia i suoi genitori biologici.

Nata a Varallo nel 1956

Sa di essere nata a Varallo. Era il 14 marzo del 1956. Pochi giorni dopo è stata battezzata nella chiesa di San Gaudenzio. Ma i suoi genitori non li ha mai conosciuti. Adesso, navigando su Facebook, ha trovato un gruppo specializzato nel raccogliere il messaggio di chi cerca le proprie origini. Così ha deciso di lanciare un appello anche lei. Si tratta di Matilde “Mitti” Arbea, 62enne che vive ormai lontano dalla Valsesia. La sua è una delle tante storie che si leggono sul gruppo “Ti cerco, appelli di persone che cercano le loro origini e i propri cari”. Anche lei a un certo punto della propria vita ha scoperto di essere stata adottata. Adesso vuole sfruttare l’occasione per capire chi erano i suoi genitori, insomma conoscere le sue origini.

Le informazioni

«Rincorrere sempre i propri sogni e non mollare mai», scrive nel suo appello. Ha quindi provato a lanciare il suo messaggio nella speranza di poter ricevere qualche buona notizia. Scarse le informazioni di cui dispone. Sa che è nata il 14 marzo 1956 alle 6 del mattino all’ospedale di Varallo, e che è stata battezzata due giorni dopo nella chiesa di San Gaudenzio con tanto di madrina (che però non ha mai conosciuto). «Cerco i miei genitori biologici – racconta Matilde -. Mia mamma era nativa di Crevacuore e, se le informazioni non sono errate, anche i miei fratelli e le mie sorelle, forse tre, sono tutti adottati». I suoi natali però sono in Valsesia ed è per questo che ha lanciato un appello.

“Senza stravolgere la vita di nessuno”

A un certo punto della sua vita Matilde Arbea ha deciso che era il momento di conoscere le sue origini. «Oggi come madre sento fortemente la necessità di sapere, non voglio stravolgere la vita di nessuno – racconta -, ma la speranza di sapere ed eventualmente di poter anche incontrare e parlare colmerebbe quel senso di vuoto che da anni ormai mi pervade».

Nell’appello ha allegato una foto di quando aveva tre anni

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