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Piana Vocca diventa pascolo-modello

L'idea è quella di coinvolgere i proprietari in un'associazione fondiaria

piana vocca

Piana Vocca un’associazione fondiaria per recuperare l’area.

Piana Vocca il progetto

Recuperare la “piana” mediante un’associazione fondiaria. E’ l’idea lanciata per valorizzare ancora l’ampia area pianeggiante tra il confine meridionale del Comune e località Chiesa. L’obiettivo è creare una associazione fondiaria in modo da andare anche a cercare fondi necessari per far decollare progetti di recupero e manutenzione. La zona che si trova nella parte del Comune a confine con Varallo e nei pressi della strada provinciale 299 della Valsesia.

I proprietari

«L’auspicio dell’amministrazione – spiega il sindaco Giacomo Gagliardini – è quello di riuscire a coinvolgere i proprietari terrieri di quest’area. Attualmente è invasa da arbusti e specie arboree di invasione. Andrebbero coinvolti una associazione fondiaria capace di garantire una gestione unitaria del fondo, favorendo il recupero a prato o pascolo dell’intera zona. Ci sarebbero evidenti ricadute positive sia in ambito paesaggistico che agricolo-produttivo». L’associazione fondiaria rappresenta uno strumento di cooperazione tra proprietari terrieri, senza scopo di lucro. E’ finalizzato a contrastare le difficoltà gestionali derivanti dall’elevata parcellizzazione fondiaria.

La gestione unitaria

«La gestione unitaria di un fondo accorpato permette infatti di favorire la valorizzazione dei terreni coinvolti, attraverso economie di scala inattuabili per piccoli appezzamenti di terreno – spiega ancora Gagliardini -. Terreni attualmente improduttivi ed abbandonati potrebbero, senza alcun costo per i proprietari, divenire aree agricole “interessanti” per le aziende zootecniche locali, offrendo opportunità di crescita e di sviluppo aziendale.

Valore in aumento

«I proprietari, di contro, potrebbero ritrovarsi proprietari di appezzamenti con valore accresciuto rispetto alla situazione di degrado ed abbandono iniziale. Un piccolo appezzamento oggi ricoperto da rovi o da specie arboree di basso valore commerciale , infatti, rappresenta un costo per il proprietario. Per renderlo produttivo, dovrebbe investire delle risorse proprie. La gestione associata permetterebbe invece un recupero attraverso pratiche agronomico/selvicolturali prive di costi per i proprietari. Questo grazie alla valorizzazione del legname e l’individuazione di una o più aziende agricole che ricoprano il ruolo di “manutentore del territorio”».

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