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Poche nascite a Borgosesia, il reparto resta a rischio

La soglia minima dei 500 parti è ormai un miraggio. Unico appiglio: la deroga per gli ospedali di montagna

E’ ormai un miraggio la soglia minima dei 500 parti all’ospedale di Borgosesia: finora sono nati circa 340 bambini e così il futuro del punto nascite continua a essere appeso a un filo, anche se dalla sua potrebbe esserci il decreto Lorenzin, che consente delle deroghe ai 500 parti per gli ospedali che si trovano in zone di montagna. 

«Il nocciolo della questione – spiega l’assessore comunale Paolo Tiramani – sta nell’impoverimento degli altri servizi, primo tra tutti la pediatria. Finchè al governo regionale c’era Cota l’attenzione verso l’ospedale di Borgosesia era forte, ora non è più così».
Insomma, le mamme non hanno i giusti incentivi per scegliere di partorire all’ospedale di Borgosesia, soprattutto se si tratta di gravidanze particolarmente difficili. «Al momento la chiusura del punto nascite non è in agenda – prosegue Tiramani -, ma è sul lungo periodo che sono preoccupato. E non solo per ginecologia, e non solo per l’ospedale di Borgosesia, ma anche per il Sant’Andrea di Vercelli. A Borgosesia lavorano ottimi specialisti che tra pochi anni andranno in pensione, cosa farà l’Asl? Li rimpiazzerà o perderemo altre specializzazioni? Purtroppo tempo che la verità è che sull’ospedale di Cascine Agnona non ci sia la voglia di investire. Ci sono dei servizi, come il punto nascite o la chemioterapia, che non possono scomparire, devono essere garantiti vicino ai cittadini».

Il prossimo 23 novembre i sindaci della provincia saranno chiamati a dare il loro giudizio sul lavoro portato avanti dal direttore generale dell’Asl Chiara Serpieri. «Come Lega Nord – conclude Tiramani – vogliamo continuare a tenere alta l’attenzione. Per questo abbiamo organizzato per il 21 un incontro aperto a tutti i sindaci per discutere di sanità».

Con le 500 nascite che sono quasi un miraggio, il decreto Lorenzin diventa un appiglio indispensabile per evitare la chiusura del reparto. «I tempi sono maturi perchè l’Asl attivi le procedure per applicare il decreto a Borgosesia – commenta Gian Paolo De Dominici, segretario provinciale del Pd -. Fino a qualche mese fa era giusto aspettare, per vedere quali sarebbero stati i numeri, ora dovremmo essere in linea con i tempi. Ovviamente poi le deroghe competono al ministero».
Per De Dominici la realizzazione del nuovo ospedale di Novara dovrebbe portare una riorganizzazione di tutti i servizi sanitari: «Il “Maggiore” è già oggi un’eccellenza – commenta -, il nuovo ospedale lo sarà ancora di più. E’ indubbio che Novara deve essere a capo del quadrante e da qui devono essere distribuiti a cascata tutti i servizi, evitando doppioni e integrando le offerte ospedaliere con i bisogni del territorio».

Per il segretario del Pd l’ospedale di Borgosesia paga oggi lo scotto delle classificazioni introdotte dall’assessore regionale alla sanità Paolo Monferino: «La scelta di dove partorire è strettamente personale e non può essere giudicata – dice ancora -, ma è nell’ordine delle cose rivolgersi dove si ritiene più opportuno. L’ospedale di Borgosesia deve essere riorganizzato, così come l’intera sanità del quadrante. Questa è la sola cosa intelligente da fare: stabilire chi fa cosa».

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