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Romagnano, a scuola di dialetto con gli anziani del paese

Le lezioni si tengono tutti i venerdì, alle 20.30, fino al 24 marzo, nella sede Acli di via Novara

Per i meno giovani, è la lingua delle origini: quella parlata tutti i giorni in famiglia. Per i più giovani, è un retaggio del passato tutto da scoprire. Sono finiti i tempi in cui parlare il dialetto era considerato segno di scarsa cultura: oggi, al contrario, si sa che il dialetto stesso è una forma di cultura e di espressione della comunità. Ecco dunque che a Romagnano la Fondazione “Nostra gent” si è attivata e ha dato il via a un corso interamente dedicato al dialetto, partito qualche sera fa: sono circa una ventina i curiosi che hanno voluto approfondire questo mondo. In “cattedra” si danno il cambio vari insegnanti “madrelingua”, romagnanesi doc, di una certa età, pronti a condividere parole e ricordi con gli allievi del corso.

«Per la nostra generazione, parlare il dialetto è naturale – osserva per esempio Angelina Ioppa, classe 1933 – lo facciamo sempre: anche quando si parte parlando in italiano, si finisce a parlare in dialetto. Sono originaria di una famiglia di contadini, in cui si è sempre parlato. Già con i figli, però, lo parlavo decisamente meno». Norma Ferraris, classe 1937, l’ha affiancata in questa prima lezione: «Già solo in questa occasione, abbiamo ricordato tante cose – spiega – con il dialetto vive il ricordo. Il dialetto incarna i ricordi e le tradizioni della vita familiare e di quella della comunità».

Terza “insegnante” della serata è stata Lucia Rina Valazza, classe 1949, che malgrado abbia vissuto a lungo fuori da Romagnano non ha perso la passione per il dialetto locale: «Sono però in primo luogo una studentessa – sottolinea – di volta in volta, infatti, ci alterniamo e sono qui anch’io per imparare. Le due signore con me questa sera rappresentano una memoria storica davvero incredibile. Inoltre, ho potuto imparare delle espressioni che non conoscevo». Come le “colleghe”, Valazza è cresciuta con il dialetto: «In casa ho sentito parlare il dialetto fin dalla nascita. A una certa età, ho fatto anche alcuni “esperimenti” di poesia dialettale, vedendo un mio amico scriverle. In un certo senso, è un po’ come studiare un’altra lingua: ci sono delle espressioni dialettali che non sono nemmeno traducibili in italiano. Forse, un domani, il dialetto potrebbe scomparire, ma finché ci sarò continuerò a parlarlo».

Dialetto significa anche condivisione: lo sottolinea Giuseppe Pettinaroli, classe 1935, che sarà uno degli insegnanti delle prossime lezioni: «Per parlare dialetto occorre stare con altre persone – osserva – significa quindi anche stare in compagnia. Credo sia importante parlarlo anche con i bambini e spero di vederne anche in questo corso». Proprio come in un corso di lingua, le insegnanti hanno preparato dei temi: la prima lezione ha riguardato gli antichi mestieri, i negozi e i nomi di frutta e verdura, e ha rappresentato anche l’occasione per ricordare gli antichi personaggi e le attività del paese.

Le prossime lezioni saranno tenute da Angelo Moia, Lorenzo Del Boca, Gaudenzio Cometti, Sandro Grai e Regina De Agostini. Per chi volesse scoprire qualche curiosità sulla lingua e la storia di Romagnano, le lezioni si tengono tutti i venerdì, alle 20,30, fino al 24 marzo, nella sede Acli di via Novara 16. È possibile lasciare un’offerta per aiutare la Fondazione a coprire le spese.

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