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Sull’Etna con la Joellette: Borgosesia, il racconto di Anna

«Il tour in uno degli scenari più suggestivi, è possibile anche per chi ha difficoltà motorie»

Sull’Etna con la Joellette: Borgosesia, il racconto di Anna. La 39enne iniziò a sfidare gli ostacoli molti anni fa.

Sull’Etna con la Joellette: Borgosesia, il racconto di Anna

Esperta quindi in materia, Anna De Fabiani è stata recentemente in ferie in Sicilia e grazie alla sua incredibile forza di volontà, determinazione e ostinazione racconta la sua esperienza sull’Etna: «Ho preso contatti direttamente con le guide dell’Ente Parco e con mia sorpresa e gioia, mi hanno detto di aver a disposizione una Joelette, che già conoscevo grazie al Grim. Così il 20 giugno alle 8.30 ci siamo incontrati al rifugio Sapienza dove, con la Jeep dell’Ente, siamo saliti a metri 2.900. Le guide hanno montato la Joelette e al “ammuninni” di Franco, abbiamo iniziato il percorso osservando il paesaggio unico dei crateri del 2002 intitolati alla guida alpina Vincenzo Barbaglia, entrando proprio dentro a uno di questi crateri. Risalendo, abbiamo potuto ammirare dall’alto il cratere del 2001, la Valle del Bove con le mille tonalità di nero e di grigio che contraddistinguono le colate e tutto il panorama che dalla “muntagna” si tuffa al mare.

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Ci siamo poi spostati nuovamente con la jeep a quota 2.700 e con la Joelette siamo scesi nella Cisternazza, così è denominata quella parte di cratere sprofondata. Nel percorso abbiamo incontrato i sismografi, i geofoni (apparecchiature che registrano i rumori dentro il cratere) e la piccola vegetazione che cresce in questo ambiente. Proseguendo, sempre con la Joelette, siamo poi passati tra il cratere del 2001 e la sella chiamata “la Montagnola”, si tratta di un vulcano spento dove c’era ancora neve. Proprio in questo punto, Franco mi ha fatto toccare una fumarola a una temperatura di circa 50 gradi, proprio perché è una frattura ancora attiva. Tutti soddisfatti per aver goduto del tempo favorevole e del silenzio del vulcano, grazie a quest’orario mattiniero che ci ha permesso di evitare grosse comitive di turisti, siamo rientrati al rifugio. Per questa incredibile esperienza voglio ringraziare l’Ente Parco dell’Etna, le guide che con grande passione e disponibilità mi hanno seguita, Franco Emmi e Sebastiano Russo. Ma anche l’imprenditore vinicolo Diego Cusumano che ha donato la Joelette all’Ente Parco e infine, ma non ultimo, Marco che ha spinto la Joelette e soprattutto mi ha accompagnata in questo bellissimo e indimenticabile viaggio».

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