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Trivero, l’assessore assicura: «Nessun caso di prostituzione nello Sprar»

Per Elisabetta Prederigo la presenza di tre donne di colore che vivono da sole ha finito solo per scatenare pregiudizi e malelingue

Nessun caso di prostituzione tra le ospiti dello Sprar di Trivero. A rispedire al mittente voci e illazioni sulla vicenda è l’assessore Elisabetta Prederigo. «Dall’inizio dell’estate, poco dopo l’arrivo a Ponzone di tre ragazze africane ospitate in un appartamento, si inseguono voci di paese: si parla molto liberamente di prostituzione praticata nelle nostre strade, addirittura dietro al palazzetto dello sport – spiega -. L’amministrazione e la cooperativa che gestisce i rifugiati si sono attivati per verificare la fondatezza delle voci, anche attraverso controlli notturni degli operatori, intervento dei vigli urbani e visionando le registrazioni delle telecamere che oltretutto riprendono molte zone del paese, anche quelle incriminate».

E aggiunge: «L’interesse primario è stato evidentemente la tutela dei cittadini e delle nostre ospiti da qualsiasi forma di sfruttamento. Ad oggi non è emerso nessun elemento oggettivo e nessuna prova. Quindi invito coloro che fanno insinuazioni su giornali o attraverso altri mezzi ad esporre con chiarezza quanto conoscono e a denunciare con fermezza per non essere complici di un reato, oppure di tacere per non essere accusati di diffamazione». Prederigo aggiunge: «La questione è da porre su un altro piano, quello del rispetto della persona umana, in particolare del genere femminile. La presenza di tre donne che vivono da sole e per giunta di colore ha scatenato pregiudizi e male ingue. Le donne sono da sempre soggette a stereotipi, giudizi e apprezzamenti legati al loro aspetto fisico e alle loro funzioni sessuali. Questo succede alle donne occidentali, maggiormente libere ed emancipate, ma viene ulteriormente amplificato se si parla di donne di colore, bisognose di protezione internazionale e in ricerca di una nuova identità culturale.

Chi crede nei valori dell’accoglienza è consapevole che l’integrazione non può e non deve prescindere da due principi fondamentali della nostra civiltà occidentale: la democrazia e l’autodeterminazione della donna. Per questo rivendico il cammino intrapreso dal mondo occidentale per i diritti e il rispetto della persona umana e in particolare il percorso fatto dalle donne che ci hanno preceduto, a cui oggi siamo grate. Lottare per i diritti delle donne e per un mondo giusto richiede una prospettiva universale. Chiedere rispetto per ogni donna ci obbliga a pretenderlo in primo luogo per quelle sfortunate che scappano da sfruttamento, sottomissione, violenze. Denunciare le ingiustizie e le discriminazioni di genere ci ricorda che ci sono migliaia di ragazze che sono costrette a intraprendere viaggi inumani e a subire violenze proprio perché donne, perché fragili, perché considerate poco più di oggetti. Rivendicare il ruolo delle donne nella nostra società, lottare per le stesse opportunità, chiedere agevolazioni e aiuti per crescere i figli e in contempo realizzarsi nel lavoro, incidere sulla cultura e sulla società, esigere sempre il giusto rispetto da parte del genere maschile non è più sufficiente. Ci viene chiesto di prendere posizione per non permettere che si manchi di rispetto e si ignori la dignità di ogni donna».

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