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Valsessera devastata dall’immobilismo, non dalla diga | L’opinione

L’imprenditore crevacuorese Giorgio Gabella critica i quattro Comuni che si oppongono all’opera ritenendola inutile e dannosa

Valsessera devastata dall’immobilismo, non dalla diga. Interviene Giorgio Gabella, imprenditore di Crevacuore, in merito alla nuova diga sul Sessera contro la quale si sono schierati i Comuni di Pray, Coggiola, Trivero e Mosso.

Valsessera devastata dall’immobilismo: l’opinione di Gabella

«Sono uno dei pochi imprenditori che si aggrappa a questa valle e cerca di procurare lavoro in questi paesi agonizzanti – scrive Gabella in una lettera aperta -. Quando leggo le argomentazioni sul “no” alla famosa diga sono veramente deluso. Dicono: “opera inutile, 10 anni di lavori, via vai di camion, il cantiere sarebbe devastante per strade e territorio”. Allora chiedo: siete soddisfatti dei cantieri che ci sono ora in valle? Quante gru vedete in attività? L’edilizia è ferma, ci sono solo case in vendita ma nessun acquirente».

La memoria della valle

Gabella si sofferma a riportare alla memoria cos’era un tempo la valle: «È il caso di ricordare tutti i catafalchi che vanno dalla cartiera di Crevacuore e a risalire fino alla ex Fila: stabilimenti che occupavano centinaia di dipendenti e ora così decrepite la cui demolizione ha costi improponibili e rimarranno a simbolo di degrado. Le strade della valle (tralascio commenti sulla loro manutenzione) sono dei budelli con gallerie medioevali che bloccano l’accesso a trasporti eccezionali precludendo entrate o uscite di macchinari speciali o prefabbricati».

Precarietà collegamenti

E di questa precarietà di collegamenti ce chi ne fa le spese: «La nostra azienda deve progettare impianti in modo che siano smontabili a pezzi, adatti per il trasporto su queste strade. E poi perdiamo giorni per rimontarli dal cliente sobbarcandosi costi che la nostra concorrenza non ha. È questa la valle che volete? Tutto questo, dal mio punto di vista, è quello che davvero devasta la valle. Non sarebbe più intelligente utilizzare l’occasione diga in primis, imponendo l’utilizzo di manodopera locale, poi chiedere ammodernamenti e infrastrutture al passo col ventunesimo secolo? Ricordo che il “Sole 24 Ore” del 27 novembre scorso pone la provincia di Biella al 101° posto e Vercelli al 92° su 106 province per i collegamenti Internet in banda larga: non ci vergogniamo?»

Conseguenze sul territorio

E poi, sottolinea Gabella, sarebbe tutto da verificare se davvero l’invaso rappresenterebbe un problema per il territorio: «È chiaro poi che l’acqua li buon Dio ci dà va accumulata nei momenti di abbondanza e poi ceduta contro compensazioni a favore della comunità. Sull’argomento territorio “devastato” dal lago non sono un esperto di turismo, ma vorrei porre una domanda agli amici del Cai: tutte le sezioni organizzano gite ai laghi alpini in val d’Ossola, in val d’Aosta e anche nel Gran Paradiso (tutti laghi artificiali). Sono tutte aree devastate? Quanti pullman di escursionisti invece arrivano al lago delle Mischie? È vero che è proprio un piccolo paradiso da conservare così com’è?»

Gabella: «Non mi adeguo alle vostre conclusioni»

«Non mi adeguo alle vostre conclusioni che prendono atto del costante calo demografico e che concludono che nulla vada fatto – conclude l’imprenditore crevacuorese -. Credo che, dopo aver fatto perdere anni con cause perse, sarebbe dovere di un buon amministratore abbandonare un arrocco perdente e negoziare buone condizioni col consorzio Baraggia per far partire finalmente un’opera che può dare una svolta alla valle. Se mi reputate un “devastatore della Valsessera” chiedo scusa e in alternativa penso che dovreste investire almeno in case di riposo per “questi vecchi” che rimarranno. E quindi mandiamo lontano i nostri figli: questi non sono paesi per giovani. Né per imprenditori».

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