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Varallo ricorda don Avondo morto 5 anni fa

Domani in occasione del restauto del campanile di San Giacomo

Varallo ricorda don Avondo in occasione dell’anniversario del restauro del campanile di San Giacomo. Il prete si occupò delle funzioni liturgiche della chiesa fino al luglio del 2010

Varallo ricorda don Avondo

La confraternita del Santissimo Sacramento celebra l’anniversario dell’inaugurazione del restauro del campanile della chiesa di San Giacomo. I festeggiamenti si terranno domani, domenica 4 novembre, e saranno l’occasione per ricordare don Armando Avondo nel quinto anniversario della morte (qui il resoconto della celebrazione di un anno fa).

Era il decano dei sacerdoti della diocesi

Era il 6 novembre 2013 quando il sacerdote si spense all’ospedale di Borgosesia. Con i suoi 96 anni era il decano dei preti della diocesi di Novara; canonico della collegiata di San Gaudenzio, servì per 45 anni la comunità parrocchiale di Varallo e per ben 35 anni fu cappellano della chiesa di Varallo Vecchio celebrandovi la messa. Originario di Balmuccia, dove era nato nel 1917, dopo una breve parentesi in Valstrona, fu per vent’anni parroco di Scopa giungendo poi a Varallo nel 1968. Si occupò delle funzioni liturgiche della chiesa di San Giacomo fino al luglio del 2010 quando prese la decisione di ritirarsi in “Casa Serena” dove visse per qualche anno fino alla morte.

Il programma della festa

Le celebrazioni avranno inizio alle 10 con la messa solenne celebrata dal prevosto di Varallo, don Roberto Collarini, allietata dal canto del coro liturgico “San Gaudenzio” diretto da Maria Cavagnino. Al termine della messa la confraternita offrirà un rinfresco a tutti i fedeli che hanno preso parte alla funzione e come di consueto si terrà la vendita di torte casalinghe preparate e donate da tutti coloro che vogliono aiutare la chiesa di San Giacomo. I proventi saranno utilizzati per finanziare gli interventi di restauro necessari all’edificio, ai suoi arredi e alle opere d’arte qui conservate ma anche a finire di pagare le rate del mutuo acceso per i lavori di restauro del campanile, il secondo più alto della Valsesia dopo quello di Cellio.

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