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Varallo: in pensione Giuseppe Leone, medico di famiglia dal 1974

«Sono riuscito a fare qualcosa di buono per gli altri, è questa la cosa più importante»

Dopo quarantadue anni di servizio e raggiunti i limiti di età, da ieri il dottor Giuseppe Leone ha lasciato il suo incarico di medico di famiglia a Varallo per andare in pensione. Dopo essersi laureato in medicina e chirurgia all’Università di Perugia e con il conseguimento della specializzazione a Torino in geriatria, incominciò proprio in città la sua carriera nel lontano 1974, svolgendo il suo lavoro sempre con serietà, passione e professionalità, tanto da guadagnarsi la fiducia e la stima dei suoi numerosi pazienti.
 
Dottor Leone, come ha vissuto in questi anni la sua professione di medico?
Questi anni sono volati. Per me è sempre stato determinante e vitale fare il medico e lo è tutt’ora, è una grande passione ereditata e tramandata a me e ai miei fratelli da mio padre, medico condotto a Varallo.
Ora a cosa si dedicherà?
Per raggiunti limiti di età si concluderà la mia convenzione con l’Azienda sanitaria, ma continuerò in modo privato a svolgere la mia attività e fare il medico.
Com’è cambiato il suo lavoro in questi quarant’anni?
Da sempre la figura del medico viene vista come un punto di riferimento, non solo nelle malattie ma nelle preoccupazioni quotidiane della vita di tutti i giorni. In passato lo era ancor di più, c’era più contatto con la gente e il medico era la persona in grado di poter decidere autonomamente la cura più opportuna per il proprio paziente. Oggi c’è molta burocrazia. Il rapporto con le persone e con i miei pazienti per me, nel corso degli anni, è sempre stato importante e determinante.
Ha qualche ricordo particolare che tiene stretto e vuole descrivere?
Tantissimi, ma è impossibile ricordarli tutti. Ci sono state tante situazioni e ricordi coinvolgenti emotivamente, ma non voglio sottovalutarne nessuno. Posso dire di aver vissuto con le famiglie dei miei pazienti per ben quarant’anni e in questi ho curato generazioni che ho visto pian piano susseguirsi e crescere. Bambini che ora sono a loro volta adulti, padri e madri di famiglia. Con tutti loro ho sempre avuto un rapporto di fiducia reciproca e questo è stato davvero molto importante.
Insomma un lavoro che le ha dato tante gratificazioni… 
Si, tante le gratificazioni, soprattutto da un punto di vista emotivo. Si prende a cuore il paziente e tutto ciò che lo circonda, non si fa solo il medico ma il consolatore, il consulente e lo psicologo. Ricordo ancora una signora vedova che prima di risposarsi ha voluto sentire il mio parere.
Cos’è stato per lei fare il medico e cosa le mancherà?
Il medico è una vocazione. Il lavoro mi ha sempre preso e assorbito molto, ma non sono affatto contento di andare in pensione e sarei rimasto ancora qualche anno in servizio. Per me è sempre stato molto importante il contatto con la gente, il coinvolgimento nella vita quotidiana delle famiglie. Quello che è davvero gratificante in questa nostra professione è il poter dare qualcosa agli altri, il poter fare qualcosa di utile per gli altri e questo sì, sicuramente, mi mancherà molto.
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