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Buonanno in lacrime racconta l’attentato di Bruxelles

L’europarlamentare borgosesiano intervistato questa mattina da Mattino Cinque. «Avrei potuto esserci anch’io… andrò a Oropa a piedi»

«Anche io sarei dovuto essere nel luogo esatto dove è avvenuta l’esplosione all’aeroporto di Bruxelles e nella stessa ora. E’ un orario molto frequentato da chi deve rientrare a Milano da Bruxelles e solo un impegno prolungato al Comune di Borgosesia mi ha fatto cambiare agenda e orari e posticipare il ritorno. Posso dire di essere salvo per miracolo». Così Gianluca Buonanno racconta lo scampato pericolo di questa mattina. E per ringraziare la buona sorte annuncia: andrò a piedi al santuario di Oropa. Contattato telefonicamente da Mattino Cinque, il sindaco di Borgosesia scoppia a piangere per la tensione raccontando il dramma vissuto in diretta:  «Hanno ucciso gente che non c’entra niente…»

 «Bruxelles è sotto assedio – racconta ancora Buonanno – e l’esercito presidia piazze e strade, l’atmosfera è indescrivibile. Guardo le immagini dei luoghi della strage e provo un grande dolore e una grande rabbia. Naturalmente il mio pensiero va alle vittime ed ai feriti di questi ignobili attacchi, trai quali avrei potuto esserci anch’io. Questo è il risultato del buonismo e della tolleranza, basta solo camminare per Bruxelles per rendersi conto che la capitale d’Europa è ormai diventata una città araba…»

«Ma ora basta, dobbiamo rispondere senza pietà e invertire la rotta, basta rifugiati, basta clandestini e basta immigrazione, anche legale, e basta islamici! Per questa gente le frontiere devono essere chiuse e non ne deve arrivare neanche uno in più, la porta deve essere aperta ma solo in uscita. Dobbiamo controllarli tutti uno per uno e casa per casa, non è possibile che Salah sia stato 3 mesi a Bruxelles a due passi da casa senza che nessuno se ne sia accorto, nemmeno i capi-mafia ne sarebbero stati capaci. Non si tratta più di fare vuote affermazioni di principio, dobbiamo agire e combattere per preservare l’Europa e garantire la sicurezza delle nostre famiglie e dei nostri figli».   

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