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Condanne definitive al clan Di Giovanni: estorsione e usura

La Cassazione conferma l'impianto accusatorio nei confronti della famiglia che operava tra Prato Sesia e Sizzano

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Condanne definitive al clan Di Giovanni: la Cassazione conferma l’estorsione e l’usura

Condanne definitive al clan Di Giovanni

La Corte di Cassazione ha confermato le condanne a carico dei componenti del cosiddetto clan Di Giovanni, uomini legati alla famiglia che operava tra Prato Sesia e Ghemme. Giuseppe “Pino” Di Giovanni,54 anni,  considerato il personaggio chiave di tutta l’inchiesta, ha avuto 6 anni e 4 mesi per estorsione e usura. Il fratello Francesco “Franco” Di Giovanni 3 anni e 8 mesi; il nipote Giuseppe Di Giovanni di Prato Sesia 2 anni e 4 mesi per riciclaggio. Il loro collaboratore Massimiliano Alia, 39enne di Biella, 2 anni e 8 mesi per aver avuto parte ad alcuni atti di estorsione.

Una lunga inchiesta molto articolata

L’operazione contro il clan era stata definita “Blood sucker” (cioè succhiatore di sangue): numerose persone in qualche modo legate al clan erano state accusate a vario titolo di usura ed estorsione. Alcuni avevano scelto il rito abbreviato, altri hanno affrontato il processo. In Appello era caduta l’accusa di associazione a delinquere, ma erano rimaste le altre. Che adesso sono diventate definitive, premiando il lavoro del procuratore Ciro Caramore che ha diretto l’operazione.

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