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Il ”Corona” contesta il provvedimento di chiusura

«Il pestaggio è stato in strada un’ora dopo che il locale aveva chiuso. Quali responsabilità dovremmo avere?»

«La rissa si è scatenata un’ora dopo la chiusura del locale: non c’è quindi alcun legame tra la discoteca e quanto successo in strada lo scorso 15 gennaio». Roberto Cerruti, titolare del “Corona” di Borgosesia, considera quantomeno “censurabile” il provvedimento attraverso cui la questura ha disposto la chiusura del locale per 15 giorni. La decisione del questore è arrivata in seguito allo scontro che si è verificato poco meno di una mese fa e che ha provocato il ferimento di diversi giovani, due in maniera più grave degli altri. 

Il titolare della discoteca si è già rivolto a un legale per far ricorso al Tar contro il provvedimento. «Il “Corona” è aperto dalle 23 alle 4, orario che è stato rispettato anche lo scorso 15 gennaio – dice l’avvocato Rita Caruso -, mentre la rissa che ha portato alla notifica della questura è iniziata attorno alle 5. Nelle sedi competenti dimostreremo che all’interno del locale non si sono mai verificati, negli ultimi cinque anni e mezzo, ovvero da quando il locale è stato preso in mano dall’attuale gestione, episodi di violenza. I clienti vanno mediamente dai 16 ai 25 anni e le rare volte che si sono manifestate “effervescenze” tra gli avventori il personale addetto alla sicurezza ha sempre allontanato i soggetti responsabili. Ovviamente la proprietà non può rispondere di quanto avviene fuori dal locale, proprio come successo in occasione degli ultimi fatti».

La rissa del 15 gennaio avrebbe rappresentato, per la questura, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo un primo episodio di violenza lo scorso 13 agosto. «Ma in quel periodo la discoteca era addirittura chiusa per ferie – prosegue l’avvocato -. Ogni anno, e così è stato anche nel 2016, il locale abbassa le saracinesche l’1 luglio e non riapre fino a ottobre. Non capisco dunque di cosa possa essere considerato responsabile il mio assistito, forse della sicurezza su suolo pubblico mentre la discoteca è chiusa?».

Alla rissa del mese scorso avevano preso parte anche alcuni pregiudicati, che prima erano stati in discoteca. «Su questo punto è opportuno precisare che nessuna legge prescrive l’esibizione del certificato penale da parte degli avventori di qualsiasi locale al momento del loro ingresso – dice ancora l’avvocato -; la presenza di un idoneo servizio di sicurezza all’interno del “Corona” dà però le necessarie garanzie sullo svolgimento sereno e civile delle serate nel rispetto delle leggi vigenti e del buon senso civico. Questo ovviamente vale per l’interno del locale, non certo per l’esterno, dove la tutela della sicurezza deve essere garantita dalle forze dell’ordine».

Stando a una prima ricostruzione dei fatti, pare che alcuni tra coloro che hanno preso parte della rissa fossero nomadi. «A Borgosesia si segnala la presenza di soggetti senza fissa dimora – dice ancora il legale -, che campeggiano nei loro caravan saltuariamente parcheggiati anche nelle vicinanze del locale; le responsabilità vanno imputate a chi realmente ne ha, a chi ha picchiato, usato violenza e fomentato risse e scontri, non certo al mio assistito».

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