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Una mano incosciente dietro l’incendio di Varallo

Le fiamme potrebbero esser stato frutto di una disattenzione ma potrebbe anche darsi che qualcuno lo abbia acceso deliberatamente

Pochi dubbi in merito all’origine delle fiamme che per tre giorni, l’altra settimana, hanno bruciato i boschi di Varallo. Si tratterebbe infatti di incendio doloso. I carabinieri forestali, sul posto insieme ai vigili del fuoco e alle squadre Aib, hanno aperto le indagini per scoprire di chi sia la mano che ha appiccato il fuoco; e, di conseguenza, capirne il perchè. Le fiamme potrebbero esser stato frutto di una disattenzione, magari un mozzicone di sigaretta gettato sulle foglie secche; ma potrebbe anche darsi che qualcuno lo abbia acceso deliberatamente. Inutile dire che in ogni caso si è trattato di un gesto da incoscienti, che ora avrà costi altissimi. Basti pensare che, stando ai dati del ministero delle difesa, il prezzo dei canadair è di 14mila euro all’ora; a Varallo il velivolo ha girato per quasi due giorni, insieme a un elicottero. 

L’incendio è stato spento con il canadair che ha lanciato più acqua di quella necessaria in modo da raffreddare. Il timore era che il clima secco e il vento facessero ripartire l’incendio. Stando a una prima stima il fuoco ha distrutto tra i 15 e i 20 ettari di bosco. Nella zona verso l’alberghiero c’erano soprattutto abeti, in direzione Valmaggia faggi; ma è stato verso la Statale che si è faticato di più a domare le fiamme, per via della vegetazione incolta, delle rocce sotto cui si insinuava il fuoco e dell’impossibilità di raggiungere la zona a piedi. Non sarà facile per le forze dell’ordine risalire al responsabile, o ai responsabili, dell’incendio. Una delle speranze è che qualcuno possa aver visto qualcosa e portare la propria testimonianza. Sono state all’incirca 650 le ore di lavoro degli 82 volontari dell’Aib. Le squadre di Varallo, Civiasco, Quarona, Scopa, Borgosesia e Valduggia si sono alternate nell’impresa di spegnere l’incendio e a queste si è aggiunta anche quella di Gattinara. 

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