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Referendum fusione: Trivero lo vuole “vero”

La proposta della minoranza per tenere conto dell'opinione dei cittadini

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Referendum fusione le richieste della minoranza.

Referendum fusione la situazione di Trivero

Sì alla fusione dei Comuni. Ma non se i cittadini votano contro. In tal caso, il consiglio dovrà fermarsi. E’ la richiesta presentata dalla minoranza a Trivero in consiglio. E l’amministrazione acconsente. Il progetto del Comune unico con Trivero, Mosso, Soprana e Valle Mosso è stato discusso, ma non si è ancora approvata la delibera ufficiale che dovrà avvenire entro aprile.

Le ragioni della fusione

Il sindaco Mario Carli ha chiarito da subito i motivi della fusione. «Non è una fusione per necessità, ma per avviare un discorso di sviluppo – ha spiegato -. I nostri territori hanno perso cittadini e famiglie e per rilanciarsi devono diventare nuovamente attrattivi. Tramite la fusione si vuole dare uno slancio al nostro territorio in un’ottica fusione senza paura del cambiamento». E ha aggiunto: «Da amministratori ci siamo resi conto che serve una governabilità diversa, anche per fare un discorso più ampio, di sviluppo del territorio». E Carli ha poi chiarito alcuni punti: «Sull’impiego delle risorse, ovvero l’1,7 milioni di euro che arriverà dallo Stato, sarà la futura amministrazione a deciderlo. Noi possiamo dare solo indicazioni di massima».

La posizione della minoranza

Il gruppo di opposizione ha preso tempo. «Sarebbe stato giusto arrivare a questo punto con un progetto più condiviso – ha spiegato il consigliere Fulvio Chilò -. Già a suo tempo avevo proposto di far partecipare un rappresentante di ogni minoranza comunale agli incontri che avrebbero portato alla fusione». Ma l’opposizione ha chiesto regole precise come ha sottolineato Chilò: «La popolazione sarà chiamata a un referendum consultivo, ma quanto espresso dovrà essere vincolante. Ovvero se la maggioranza sarà contraria alla fusione, allora bisognerà fermarsi». Di fatto, in questi casi il referendum è solo consultivo: nel senso che l’operazione potrebbe comunque andare avanti con il “no” di uno o più centri coinvolti. «Non siamo contrari alla fusione – ha detto anche Franco Foglia Parrucin – ma la sovranità popolare va rispettata». Stessa linea per Piero Casula: «Per esprimere un parere sulla fusione è vincolante se il consiglio comunale è disposto a far marcia indietro di fronte a una opposizione al progetto da parte dei cittadini». E ha aggiunto: «Quello che non convince è il comportamento schizofrenico del governo che da un lato propone le fusioni e dall’altro dà il contentino ai Comuni piccoli con maxi contributi, come nel caso di Portula che ha incassato centinaia di migliaia di euro con i “6000 campanili” per rifare le strade. E’ logico che non abbia interesse a mettersi insieme e parlare di fusione».

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