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Tullio Vidoni 30 anni fa la tragedia: il ricordo del Cai Borgosesia

In sua memoria, sabato è stata celebrata una messa in chiesa parrocchiale

Trent’anni fa, il 12 febbraio, travolto da una valanga sul Piccolo Altare, sopra Rima, moriva Tullio Vidoni. Sabato, in sua memoria è stata celebrata una messa in chiesa parrocchiale a Borgosesia. A rendergli omaggio anche i soci del Cai cittadino, a cui la sottosezione è intitolata. Durante la cerimonia, il reggente Gianni Binelli ha dato lettura di alcune parole dedicate all’alpinista. Di seguito l’intervento.

«Nel Cai di Borgosesia il ricordo di Tullio è una presenza costante. Anche quelli di noi che, per motivi di età, non c’erano ancora nell’associazione e non lo hanno potuto conoscere personalmente, percepiscono una diffusa, ricorrente, affettuosa presenza di lui. Il suo ricordo, ma soprattutto ciò che la sua persona rappresenta per una parte importante della storia del Cai di Borgosesia, costituisce un forte elemento di identità di questa sottosezione. E non solo perché al suo nome è intitolata la nostra sottosezione. Se mai l’intitolazione deriva dalla grande stima e dal profondo affetto che i nostri anziani avevano di lui quando hanno dovuto scegliere tra diversi meritevoli protagonisti dell’alpinismo borgosesiano».

«E’ nel pieno delle sue forze fisiche e morali, nella sua continua ascesa nella vita alpinistica che Tullio si ferma, e si ferma la sua vita terrena. Non era purtroppo il primo alpinista a cui capitava, ma per lui, una forza ancora giovane che sembrava destinata ad ulteriori sviluppi e conquiste, sostenuta da una generale stima e diffuso affetto, sembrò un evento di una innaturalità ancora più incomprensibile. Vi era la nostalgia di un grande alpinista che, prima di tutto, viveva la montagna con grande umanità. Senza alterigia, anzi con amabile umiltà, aperto all’amicizia e all’aiuto, è stato disponibile a dare consigli e indicazioni ai giovani che lo ricercavano. In un periodo in cui l’alpinismo tendeva a commercializzarsi, lui ha sempre conservato una visione ideale della montagna, considerandola come l’ambiente ove l’esperienza umana, nel rispetto di ogni umanità, poteva essere vissuta con una tra le più gratificanti forme di solidarietà».

«E chi l’ ha conosciuto, soprattutto chi ha fatto montagna con lui, può ben testimoniare del suo valore alpinistico. In neanche vent’anni ha svolto un’attività alpinistica straordinaria, con ascensioni tra le più difficili e impegnative, sulle montagne europee, asiatiche, africane. Aveva maturato una collaudata esperienza sui diversi tipi di ascensione e sulle varie tecniche di salita. I suoi compagni di avventura lo apprezzavano anche perché la sua abilità tecnica era unita a saggia prudenza. Sapeva controllare ed evitare il rischio irragionevole; la vita era il primo valore da salvaguardare. Il suo valore alpinistico era stato compreso e riconosciuto. Tra l’ altro era stato annoverato tra gli Accademici del Cai, vale a dire l’élite dell’alpinismo».

«A noi ora piace pensare come sarebbe potuto continuare quel suo rapporto così intenso e appassionato con la montagna, se la sua vita terrena non fosse finita così presto, e immaginare un personale e segreto intimo scambio tra lui e la montagna: scambio con lui che ama la montagna, cerca di conoscerla sempre meglio, continua a offrirle un incontro con ammirata considerazione e la considera ancora il suo mondo privilegiato e preferito; con essa conferma una complicità rispettosa per una reciproca intesa; e scambio con la montagna: essa gli consolida le sue doti di perseveranza, razionalità di valutazione, forza nelle determinazioni, gli offre appassionanti avventure con amici legati da comune assonanza, scambio con la montagna che lo ricambia regalandogli gioia, libertà, crescita umana e spirituale che poi lui riverserà a tutti quelli che lo frequenteranno».

«Noi del Cai di Borgosesia, che, insieme ai suoi familiari, preghiamo questa sera il Signore perché lo mantenga nel suo amore, ricordiamo Tullio con inalterabile affetto perché lo consideriamo il modello di grande alpinista che ha vissuto la montagna con grandissima umanità».

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