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Felicemente volontaria dall’età di 16 anni: Piera Goio si racconta

E’ stata nominata “Donna dell’anno” dal Soroptimist club Valsesia.

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Felicemente volontaria dall’età di 16 anni: Piera Goio si racconta. E’ stata nominata “Donna dell’anno” dal Soroptimist club Valsesia.

Felicemente volontaria dall’età di 16 anni: Piera Goio si racconta

A 16 anni faceva già parte dell’Oftal e dava il suo apporto quando c’era da organizzare i viaggi di anziani e ammalati a Lourdes. Poi è stata in forza al Cottolengo, poi all’Avas e intanto iniziava un percorso con la Croce rossa di Borgosesia che dura ormai da 34 anni. Questo solo per citare i passaggi più significativi. E’ grazie a questo “curriculum” che la borgosesiana Piera Goio è stata proclamata “Donna dell’anno” per questo 2026 dal Soroptimist club Valsesia.

La consegna è avvenuta nel corso di una serata partecipata ed emozionante, alla presenza di autorità civili e militari, associazioni e rappresentanti dei club di servizio locali.

L’ospitalità ai cantastorie

«Tanta gente davvero – commenta lei -. Io sono molto schiva, chi mi conosce lo sa, e non mi trovo molto a mio agio in queste situazioni. Ma in sala c’erano tutti i miei affetti, mio marito Giancarlo, figli, amici, amiche, altri volontari… Ho percepito l’affetto, è stata una serata che mi ha emozionato moltissimo».

Piera Goio è originaria di Rovasenda. Viene da una famiglia di agricoltori, ultima di cinque tra fratelli e sorelle. «Ricordo che all’epoca nelle campagne passavano i cantastorie, di fatto dei senzatetto. Per loro la mia famiglia era un rifugio, c’era sempre una porta aperta e qualcosa da mangiare».

Il volontariato dall’Oftal alla Croce rossa

Come accennato, inizia a fare volontariato con l’Oftal e intanto lavora in un’azienda tessile del Biellese. Poi si impegna con il Cottolengo anche assieme al marito Giancarlo Verri, imprenditore specializzato nella torrefazione del caffè. Si trasferisce con lui in Valsesia, e diventa una volontaria dell’Avas, l’associazione che opera all’interno dell’ospedale. «Andavamo a imboccare gli ammalati impossibilitati a muoversi e che non avevano nessuno che desse loro una mano». Lo farà fino al tempo delle restrizioni Covid.

Intanto però è entrata nella Croce rossa di Borgosesia, ed è tra le operatrici storiche condivisero i primi anni del gruppo. «Per me la fondatrice Elena Loro Piana è sempre rimasta un punto di riferimento imprescindibile. Era davvero un esempio per tutti, non esagero. Un esempio di impegno ma anche di grande discrezione. A un certo punto, quasi contemporaneamente, io ricevetti l’onorificenza di cavaliere, lei quella di commendatore. Mi disse: “Piera, mi raccomando: che non si sappia in giro”. Era fatta così».

I corsi di ricamo e maglieria

I primi anni Novanta furono quelli in cui all’interno della Croce rossa borgosesiana nacque il Comitato femminile, che aggiunse il volontariato sociale accanto a quello più specificatamente sanitario.

Piera Goio è stata anche promotrice e anima dei corsi di maglieria e ricamo, grazie ai quali la Croce rossa potè offrire una specifica formazione a donne in difficoltà. «Anche questa è stata un’esperienza che mi ha donato e mi ha toccato molto. Ho conosciuto donne che nel loro piccolo definirei eroiche, donne che hanno trovato la forza di ricostruire la propria vita. Donne con una grande dignità che si sono messe in gioco e hanno trovato la propria strada».

La tendopoli a L’Aquila

Uno dei momenti più toccanti è poi arrivato nella primavera del 2009, quando Piera era tra i volontari della Croce rossa impegnati nelle tendopoli intorno a L’Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile. «E’ stata un’esperienza davvero forte – ricorda -. La situazione per chi aveva perso tutto era drammatica, e noi abbiamo fatto il possibile per dare una mano a queste persone. Un dramma che non può non segnarti, soprattutto quando lo tocchi con mano».

Un anno dopo la famiglia Verri fu toccata da una tragedia: la scomparsa del figlio Mattia, 35 anni, travolto da una valanga mentre sciava con alcuni amici al Colle della Malfatta, sul Monte Rosa. Anche in questo caso, il volontariato ha rappresentato per Piera un modo per riallacciare i rapporti con un mondo che le era crollato addosso.

La premiazione

Ultimamente Piera Goio è entrata anche a far parte del consiglio di Fondazione Valsesia, ente che sta avendo un ruolo sempre più importante a sostegno del territorio e delle associazioni.
Adesso per lei è arrivato il sigillo della “Donna dell’anno”: «L’abbiamo festeggiata – riferiscono dal Soroptimist – con una conviviale partecipata e piena di emozione, espressione dell’affetto e del rispetto che tutti i presenti nutrono per Piera, che fin dalla sua giovinezza è testimone attivo dei valori di impegno, solidarietà e attenzione verso le persone più deboli e fragili».

Un riconoscimento che per Piera non è certo un trofeo da esporre, ma un’iniezione di energia per portare ancora avanti il lavoro quotidiano.

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