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Sandro Orsi, la montagna non dimentica: una lapide per un custode della memoria

A Postua trenta persone hanno percorso i sentieri della Resistenza per rendere omaggio allo storico valsesserino, ricordando il suo impegno civile e culturale.

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Una trentina di persone si è ritrovata domenica 4 ottobre sulle montagne di Postua per rendere omaggio ad Alessandro Orsi, custode della memoria della Resistenza in Valsessera. Una camminata all’Alpe Morcei, conclusa con l’inaugurazione di una lapide commemorativa dedicata allo storico e ricercatore, scomparso nel 2026. Un momento di ricordo e partecipazione che ha riunito familiari, amici e rappresentanti delle istituzioni.

La giornata è stata promossa dall’Anpi Valsessera e dal Comune di Postua, con l’obiettivo di ricordare una figura che ha dedicato gran parte della propria vita alla ricostruzione e alla divulgazione della storia locale. Un impegno prezioso per tramandare alle nuove generazioni le vicende della Resistenza, attraverso testimonianze, ricerche e pubblicazioni che hanno contribuito a mantenere viva la memoria del territorio.

Trenta persone lungo i sentieri della memoria

Guidati da Claudio Martignon, i partecipanti sono partiti dal piazzale del Ponte Rosso di Cravoso, a 578 metri di altitudine. Seguendo il segnavia H20, il gruppo ha attraversato i boschi lungo il torrente Strona, percorrendo circa quattro chilometri tra saliscendi e attraversamenti del corso d’acqua. Il sentiero, curato con attenzione da Paolo Travostino, ha accompagnato i presenti fino all’Alpe Morcei, a 635 metri.

Dopo una breve sosta alla baita di Travostino, per un caffè e per alleggerire gli zaini, la camminata è proseguita per un altro chilometro. La meta erano le lapidi dedicate ai Vigna e al partigiano Enrico Canton, conosciuto con il nome di battaglia “Pilastro”, a 693 metri di altitudine. Un luogo particolarmente significativo, segnato dagli avvenimenti della guerra partigiana e dalle vicende che Orsi aveva contribuito a far conoscere.

La targa scoperta sulle note di “Bella ciao”

Proprio nei pressi delle lapidi già esistenti, i familiari di Alessandro Orsi, insieme al sindaco di Postua Fausto Noris e a Paolo Travostino, hanno scoperto la nuova targa dedicata allo storico valsesserino. Un gesto semplice ma carico di significato, accompagnato dalle note di “Bella ciao” e dalla partecipazione commossa di quanti avevano condiviso con Sandro amicizia, ricerche e iniziative culturali.

Sulla lapide si legge: «Alessandro Orsi 1949-2026, custode della memoria civile di queste valli. Tramandò la storia di donne e uomini liberi uniti per la dignità del nostro paese». Parole che racchiudono il senso di una vita dedicata alla memoria storica. Nel suo intervento, il sindaco Noris ha ricordato che Orsi era stato proprio su quel sentiero il 22 giugno 2025, pochi mesi prima della scomparsa.

Il ricordo dei partigiani caduti nel 1944

Durante la cerimonia è intervenuto anche lo storico Teo Rizzi, che ha richiamato l’importanza del patrimonio di testimonianze raccolto da Alessandro Orsi, a partire dalla sua opera «Un Paese in Guerra». Il ricordo si è quindi spostato ai tragici avvenimenti del 12 maggio 1944, quando le pattuglie fasciste della legione Tagliamento accerchiarono i partigiani del battaglione Pisacane, impegnati nella lotta di Liberazione.

In quella giornata il partigiano Enrico Canton, detto «Pilastro», perse la vita nel tentativo di coprire la ritirata dei compagni. All’Alpe Morcei vennero uccisi anche i boscaioli Elisio e Idelmo Vigna, che avevano prestato aiuto al comandante partigiano Pietro Rastelli, conosciuto come «Pedar», curandolo e nascondendolo. Vicende drammatiche che Orsi aveva contribuito a documentare e a sottrarre all’oblio.

Un uomo capace di parlare al cuore di tutti

A ricordare la figura umana di Sandro sono stati anche Claudio Martignon e Claudio Cucciolla, quest’ultimo suo compagno di tante iniziative nell’Anpi di Borgosesia. Nei loro interventi hanno sottolineato la passione, la moderazione e il profondo impegno sociale di Orsi, ricordandone la capacità di dialogare con le persone e di trasmettere il valore della conoscenza storica senza perdere il contatto con la comunità.

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