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Quanto costa la lentezza in un processo di selezione del personale?

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Selezione del personale
Selezione del personale (© Depositphotos)

I Bollettini del Sistema informativo Excelsior, curati da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, lo dimostrano da mesi: in Piemonte, come del resto in tante altre regioni italiane, i processi di selezione del personale sono spesso ostacolati da un’alta difficoltà di reperimento, condizione che macchia e compromette circa una ricerca su due.

Di certo il principale problema, quando quasi una posizione su due risulta difficoltosa da coprire, è rappresentato dai tanti processi di recruiting che si concludono in un nulla di fatto, e quindi con le imprese che si trovano a dover affrontare le sfide quotidiane senza poter contare sulle competenze, l’esperienza e il lavoro di una risorsa ritenuta necessaria.

Non è però unicamente la paura di ritrovarsi con un pugno di mosche a spingere un numero crescente di imprese ad affidare la ricerca di talenti a dei cacciatori di teste: l’outsourcing della ricerca del personale qualificato a delle società di head hunting è motivato anche dalla crescente consapevolezza che un processo di selezione ostacolato è anche lento, e che tale lentezza può risultare dannosa per l’impresa.

Tipicamente i tempi di selezione – i cosiddetti time to hire – sono tanto più lunghi quanto maggiori sono le responsabilità del ruolo ricercato. E certo non è bene cercare di tagliare drasticamente queste tempistiche, sapendo che un processo di selezione gestito in modo veloce rischia di portare a esiti drastici per l’impresa. Un recruiting frettoloso può infatti portare a inserire nel team dei candidati non idonei o poco preparati, incapaci quindi di apportare il valore desiderato.

D’altro canto, le posizioni vacanti in attesa di una selezione da parte del team HR e dei vertici aziendali generano dei costi crescenti per l’azienda, senza generare alcun valore. Pensiamo alla pila dei lavori in attesa d’essere ultimati, al calo di produttività causato dall’assenza di una risorsa, all’impossibilità di accettare nuovi progetti, allo stress del team che si trova a farsi carico del lavoro altrui: ne risulta quindi che un processo di selezione del personale che si dilunga nel tempo può costare diverse decine di migliaia di euro a un’azienda.

Varrebbe inoltre la pena sottolineare che l’allungarsi del time to hire presenta un altro pericoloso effetto collaterale: non sono infatti da trascurare le ripercussioni di un’eccessiva lentezza del processo di selezione sull’immagine dell’azienda che viene data ai candidati. Cosa dovrebbe pensare una persona che dopo l’invio del curriculum o magari dopo un colloquio di lavoro non riceve aggiornamenti per settimane? O il candidato che viene contattato per un secondo colloquio a una lunga distanza dal primo? Come sottolineato dai migliori cacciatori di teste, i processi di selezione del personale devono essere interpretati anche come occasioni preziose per ottimizzare il proprio employer branding; fin troppo spesso i ritardi e la gestione poco professionale dell’iter portano a risultati del tutto opposti, rendendo così ancora più difficoltose le successive ricerche di personale.

Senza dimenticare il fatto che, con il prolungarsi delle tempistiche, i migliori candidati potrebbero ricevere allettanti proposte da altre imprese, esponendo così l’azienda al rischio di vedersi strappare di mano talenti capaci di fare la differenza.

Per tutti questi motivi negli ultimi anni è diventato sempre più comune affidare alle società di head hunting non solo la ricerca di dirigenti e manager, ma anche quella di personale qualificato, per avere dei processi di selezione del personale più efficaci, più sicuri e più rapidi.

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