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Donna valsesiana salva cugino ”ostaggio” della badante

Un 79enne del Novarese con problemi di memoria era finito nelle mani di un’ucraina, che poi si era portata in casa anche la figlia e il nipote

Salva un anziano da una badante che gli stava prosciugando il conto in Posta. Il protagonista è un novarese, la cugina che l’ha aiutato ad uscire dalla delicata situazione è valsesiana.  Il caso è finito a processo, iniziato la scorsa settimana nelle aule del tribunale di Novara. 

L’uomo, 79 anni, che ha qualche problema di memoria, nel 2008 aveva preso in casa una donna ucraina sulla sessantina. Era stato un amico a consigliargli di farsi dare una mano da qualcuno per le faccende di casa. Ma la badante, di fatto, prende il controllo della casa. E non solo.
Dopo un po’, fa arrivare in Italia anche la figlia e il nipote, che si insediano tutti a casa dell’uomo. Il quale, secondo la sua versione, finisce di fatto per essere ostaggio dei tre: dei quali non si fida per nulla, al punto di assaggiare il cibo che gli portano, aspettare un po’ per vedere se non sentisse effetti di veleno, e solo dopo questo “test” consumare il pasto. In realtà, non pare che i tre gli abbiano mai fatto del male. Ma sono timori che la dicono lunga di come si sentisse il pensionato.
Stessa cosa quando riferisce di telefonare solo appartato dentro l’auto, perché non vuole che i tre ascoltino i suoi colloqui.
Ma il problema sono anche i soldi. La badante riesce infatti a a farsi cointestare il conto corrente che il pensionato ha in Posta, e sul quale confluisce la pensione. Effettua dei prelievi lei stessa, oppure costringe lui a farli. Sta di fatto che il conto comincia a svuotarsi.
Ed è qui che entra in gioco il direttore della filiale, che capisce che c’è qualcosa che non va. Soprattutto quando arriva una richiesta decisamente anomala: un prelievo di 6mila euro. Insospettito per quei prelievi troppo frequenti, oltre che per il fatto che anche la badante può gestire i suoi risparmi, il funzionario chiama una parente dell’uomo: la cugina della Valsesia, appunto.
La quale si attiva per capire come stanno le cose. E ai giudici riferisce di aver trovato il parente angosciato perché qualcuno gli aveva messo in testa che aveva il malocchio e aveva bisogno di soldi per farselo togliere. La donna chiede di incontrarlo per capire meglio come l’uomo usa i soldi: e quando lo vede lui cambia versione e spiega che deve prelevare per pagare le tasse.
A quel punto parte la segnalazione alla polizia, che accerta una situazione di grave pressione psicologica sull’uomo da parte della famiglia ucraina. Parte la denuncia e i tre finiscono alla sbarra con l’accusa di estorsione: adesso la badante ha 70 anni, la figlia 46, il nipote 23.
Da parte loro, i tre accusati negano di aver mai usato violenza nei confronti dell’uomo. La difesa presenterà le proprie ragioni alla prossima udienza.

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