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La Fed torna a riunirsi a fine ottobre: perché i tassi americani pesano anche su XRP

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Martedì 27 e mercoledì 28 ottobre il comitato di politica monetaria della Federal Reserve si riunirà di nuovo, a sei settimane dalla decisione che ha sorpreso molti risparmiatori: il 16 settembre la banca centrale americana ha alzato i tassi di 25 punti base, portandoli nella fascia tra il 3,75% e il 4%. È stato il primo rialzo dal luglio 2023 e il primo della presidenza di Kevin Warsh, deciso all’unanimità per contrastare un’inflazione che la Fed stima al 3,7% a fine 2026. Le proiezioni dei membri del comitato indicano un altro aumento entro dicembre, mentre diversi gestori si aspettano una pausa proprio a ottobre, data la vicinanza delle elezioni americane di metà mandato. Una decisione presa a Washington può sembrare lontana dalla Valsesia, ma per chi segue i mercati, anche quelli digitali come XRP, è uno degli appuntamenti più importanti dell’autunno.

Il legame tra tassi e criptovalute

Le criptovalute non pagano interessi e non distribuiscono utili. Il loro valore dipende interamente da quanto il mercato è disposto a pagarle, e quindi dall’appetito per il rischio. Quando i tassi salgono, cambiano tre cose. Primo, gli investimenti senza rischio, come i titoli di Stato americani a breve scadenza, offrono rendimenti più alti e diventano un’alternativa più attraente. Secondo, il costo del denaro per chi investe a debito aumenta, e le posizioni con leva diventano più care da mantenere. Terzo, il dollaro tende a rafforzarsi, e la liquidità globale si restringe.

L’effetto complessivo è una pressione sugli asset più speculativi. Non a caso, nel 2026 XRP ha seguito da vicino l’andamento generale del mercato: secondo i dati riportati il 29 settembre dalla testata finanziaria 24/7 Wall St., il token valeva 1,49 dollari, in calo del 17,6% da inizio anno, con un rimbalzo del 46% negli ultimi novanta giorni e una risalita di circa il 40% dal minimo di agosto, intorno a 1,09 dollari.

Lo scenario per la riunione di ottobre

La stessa testata, nell’analizzare le prospettive di XRP per ottobre, ha indicato proprio la riunione della Fed come il test principale del mese: un nuovo rialzo potrebbe aumentare il costo di detenere asset senza rendimento, mentre una pausa potrebbe dare respiro al recupero estivo. Gli analisti hanno anche segnalato alcuni livelli tecnici seguiti dagli operatori: il minimo del 16 settembre, intorno a 1,25 dollari, circa il 16% sotto i prezzi di fine mese, e il minimo di agosto, come soglie la cui rottura potrebbe accelerare un eventuale ribasso.

Oltre alla decisione sui tassi, conterà il tono della comunicazione. Warsh ha scelto di abbandonare la forward guidance, cioè le indicazioni esplicite sulle mosse future, rendendo ogni riunione più difficile da anticipare. Per i mercati questo significa più incertezza e, potenzialmente, più volatilità nei giorni intorno all’annuncio.

Il ruolo dell’energia

C’è un collegamento meno evidente ma decisivo: il petrolio. L’inflazione americana del 2026 è stata spinta in buona parte dai rincari energetici seguiti alla guerra con l’Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz. A inizio ottobre il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile. Se i prezzi dell’energia dovessero scendere, ad esempio per una riapertura dello stretto, le pressioni sull’inflazione si attenuerebbero e la Fed avrebbe meno motivi per proseguire con i rialzi. Al contrario, nuove tensioni nel Golfo renderebbero più probabile una politica restrittiva anche nel 2027. Per questo chi segue le criptovalute oggi guarda anche alle notizie dal Medio Oriente.

Come leggere le stime

Le analisi raccolte sotto la voce xrp previsioni mostrano in questi giorni intervalli molto ampi, spesso costruiti su modelli statistici che proiettano la volatilità passata. Per ottobre, ad esempio, alcuni aggregatori indicano range tra circa 1,39 e 1,56 dollari, altri tra 1,17 e 1,84. Differenze così marcate dipendono dalle ipotesi di partenza e dalla finestra temporale usata per calcolare la volatilità. È utile leggerle come mappe di scenari possibili più che come indicazioni di dove andrà il prezzo.

Accanto ai fattori macroeconomici restano quelli specifici del token: l’uso dell’XRP Ledger nei pagamenti internazionali e nella tokenizzazione di attività finanziarie, l’evoluzione delle regole sugli asset digitali e il ritmo con cui Ripple rilascia i token custoditi nei conti di deposito vincolati, che a fine settembre ne contenevano circa 37 miliardi.

Un’ultima variabile riguarda il cambio. Per un risparmiatore italiano il valore di XRP espresso in euro dipende anche dal rapporto tra euro e dollaro. Se la Fed continua ad alzare i tassi e il dollaro si rafforza, un token che resta fermo in dollari può valere di più in euro, e viceversa. È un effetto spesso trascurato, che si somma alla volatilità propria della criptovaluta.

Il quadro per i risparmiatori

Negli ultimi anni la Consob ha osservato una crescita dell’interesse degli italiani per il trading online e le cripto-attività, accompagnata però da conoscenze finanziarie ancora limitate. Il caso di XRP nel 2026, con un calo a doppia cifra da inizio anno seguito da un recupero di quasi il 50% in tre mesi, mostra quanto questi strumenti possano muoversi in fretta in entrambe le direzioni. Le prossime due settimane, fino alla decisione della Fed, aiuteranno a capire se il rimbalzo estivo è un cambio di fase o soltanto una pausa.

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