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Molinette, 36 ore di interventi senza sosta: cinque trapianti di fegato, cinque vite da salvare
Straordinaria maratona chirurgica a Torino: operati anche un bambino di 22 mesi e una giovane di 24 anni. Decisiva la tecnica split.
Cinque trapianti di fegato in appena 36 ore all’ospedale Molinette di Torino. È lo straordinario risultato raggiunto tra venerdì 30 e sabato 31 ottobre dall’équipe del Centro trapianto fegato, diretta dal professor Renato Romagnoli. Una maratona chirurgica iniziata alle 8 del mattino e proseguita senza interruzioni fino alle 20 del giorno successivo, coinvolgendo numerosi specialisti.
Il bilancio è di cinque interventi riusciti, due dei quali realizzati grazie alla tecnica split, che permette di dividere il fegato di un donatore in due porzioni utilizzabili per pazienti differenti. Una combinazione di competenze e tecnologie avanzate ha reso possibile una sequenza operatoria particolarmente complessa, offrendo una nuova possibilità di vita a persone affette da gravi patologie.
Il primo intervento su una donna in attesa da tre anni
La prima paziente è stata una donna ligure di 44 anni, affetta da policistosi epato-renale e in attesa di un trapianto combinato di fegato e rene da oltre tre anni. Dopo l’arrivo di un organo compatibile da una regione vicina, i chirurghi hanno rimosso il fegato malato, che aveva raggiunto il peso di oltre dieci chili, sostituendolo con quello donato.
Per tutelare le condizioni della donna, il trapianto del rene è stato rinviato al giorno successivo. La decisione è stata presa in accordo con il professor Luigi Biancone e la chirurga vascolare Claudia Melloni. Il rene è stato conservato grazie a speciali macchine da perfusione, capaci di mantenerlo in condizioni idonee fuori dal corpo fino al momento dell’impianto.
Un solo fegato per salvare un bambino e una donna
Nel pomeriggio di venerdì è arrivato dal Sud Italia il fegato di un donatore, destinato inizialmente a un bambino torinese di appena 22 mesi e 13 chilogrammi, affetto da epatoblastoma. Il piccolo era seguito dall’oncoematologia pediatrica dell’ospedale Regina Margherita, diretta dalla professoressa Franca Fagioli. Un intervento particolarmente delicato per un paziente così piccolo, reso possibile dalla tecnica split.
Il professor Romagnoli ha diviso l’organo utilizzando un sistema di perfusione ipotermica ossigenata. La parte sinistra è stata trapiantata al bambino, mentre quella destra è stata conservata per altre tre ore. La seconda porzione ha permesso un altro trapianto, questa volta su una donna torinese di 62 anni affetta da cirrosi legata all’epatite C e complicata da un tumore al fegato.
Altri due interventi per una giovane e un uomo di 58 anni
La maratona è proseguita durante la notte, quando l’équipe incaricata dei prelievi è ripartita per una nuova donazione in Piemonte, coordinata dalla dottoressa Anna Guermani. Sabato mattina il fegato è stato trapiantato a una ragazza di 24 anni del Pinerolese, in attesa di un organo da oltre un anno a causa di una patologia autoimmune del fegato e delle vie biliari.
Contemporaneamente, un’altra squadra di chirurghi era impegnata nell’ultimo trapianto, destinato a un uomo di 58 anni affetto da cirrosi epatica complicata da epatocarcinoma. Il paziente era già stato sottoposto a radioembolizzazione alle Molinette. L’intervento si è concluso nella serata di sabato, completando una sequenza di operazioni che ha richiesto un’organizzazione eccezionale.
Pazienti in miglioramento, il grazie ai donatori
Dopo gli interventi, tutti e cinque i pazienti risultavano ricoverati nell’area semintensiva chirurgica del Centro trapianti fegato, con condizioni in progressivo miglioramento. Un risultato raggiunto grazie al lavoro di tante professionalità, dal Centro regionale trapianti guidato da Federico Genzano al servizio 118 regionale, fino agli autisti della Città della salute e della scienza.
«Multidisciplinarietà e competenze di livello internazionale contraddistinguono l’attività del Centro trapianti delle Molinette», ha dichiarato il direttore generale Livio Tranchida. Il suo ringraziamento è andato anche ai donatori e alle loro famiglie. Dietro ogni trapianto c’è infatti un gesto di straordinaria generosità, capace di offrire ad altre persone una nuova speranza.
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