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Halloween, mani di zombie sulla fontana Dalla Chiesa: scoppia la polemica a Borgosesia

Nicolò Barbero critica la scenografia in piazza Mazzini e richiama il rispetto della memoria e dei simboli istituzionali.

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L’allestimento di Halloween realizzato a Borgosesia, in piazza Mazzini, finisce al centro di una polemica. A sollevare la questione è Nicolò Barbero Mazzucca, esponente politico cittadino, che attraverso la propria pagina Facebook ha criticato la presenza di enormi mani di zombie attorno al monumento dedicato al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e alla moglie Emanuela Setti Carraro. Una scelta scenografica che Barbero giudica inopportuna, considerato il significato dell’opera.

La fontana monumentale, inaugurata nel settembre 2019 nel cuore della città, rappresenta uno dei simboli più importanti della memoria civile di Borgosesia. Le statue ricordano il generale e la moglie, originaria della città, entrambi uccisi dalla mafia nel 1982. Un monumento che vuole trasmettere alle nuove generazioni i valori della legalità, attraverso una rappresentazione dal forte significato simbolico.

Le mani degli zombie e il significato del monumento

Nel suo intervento, Barbero ricorda il significato della fontana, che poggia sull’emblema della Repubblica italiana e raffigura il generale nell’atto di consegnare il proprio berretto a un bambino. Un gesto che simboleggia il passaggio del testimone alle nuove generazioni. Proprio questo messaggio, secondo l’esponente politico, viene alterato dall’allestimento, con le grandi mani che emergono dalla base del monumento.

«Oggi, proprio da quell’emblema della Repubblica, spuntano enormi mani di zombie che si protendono verso il Generale, sua moglie e quei bambini, quasi ad avvolgerli e ad afferrarli. Lo trovo di pessimo gusto». È il passaggio centrale della critica pubblicata sui social. A suscitare il disappunto non è la festa di Halloween in sé, ma l’utilizzo di un monumento commemorativo come parte della scenografia.

«Una mancanza di rispetto per chi ha sacrificato la vita»

Barbero richiama quindi il sacrificio del generale Dalla Chiesa e di Emanuela Setti Carraro, ricordando il significato della loro storia nella lotta contro la criminalità organizzata. «Per la memoria di chi non c’è più. Per rispetto di tutti coloro che, ancora oggi, mettono quotidianamente a rischio la propria vita per contrastare la mafia e difendere lo Stato». Una critica che mette al centro il valore della memoria, oltre al significato civile del monumento.

L’esponente politico insiste anche sul rispetto dovuto all’emblema della Repubblica, sul quale poggia il gruppo scultoreo. L’opera era stata concepita proprio per rappresentare i valori delle istituzioni e il loro passaggio alle generazioni future. Nella lettura di Barbero, la scenografia rischia di trasmettere un messaggio opposto, trasformando un simbolo di speranza in un’immagine inquietante.

L’amarezza per un’immagine dal significato inquietante

La parte conclusiva del messaggio pubblicato su Facebook contiene una riflessione ancora più amara. Barbero parla di un’immagine che assume quasi il valore di un presagio negativo, con quelle mani che sembrano voler afferrare il testimone consegnato dal generale ai bambini. Un’immagine che, secondo lui, richiama le difficoltà delle nuove generazioni e il rischio che venga loro sottratto il futuro.

«Quelle mani che emergono dall’emblema della Repubblica e sembrano cercare di afferrare il testimone lasciato ai bambini da chi ha reso grande il nostro Stato ricordano, fin troppo, le mani di chi oggi a quei bambini sta rubando il futuro». Con queste parole Barbero conclude la propria presa di posizione. La polemica solleva così il tema del rapporto tra iniziative festive e memoria pubblica, soprattutto quando gli allestimenti coinvolgono monumenti dal forte valore simbolico.

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