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Gattinara proteste per la mensa: piatti freddi e spazi ridotti

In queste prime settimane di servizio si sono verificati alcuni disguidi. Il sindaco: «Al lavoro per fare sì che non si ripetano».

Gattinara proteste

Gattinara proteste per il cibo in mensa con le nuove regole anti-Covid.

Gattinara proteste per la mensa

Difficoltà per la mensa nelle scuole di Gattinara: con le nuove disposizioni anti-Covid si sono creati diversi disagi. Le mettono in evidenza alcuni insegnanti della scuola primaria, che hanno scritto una lettera pubblicata sul sito Gattinara on line. «L’emergenza Covid – si legge – ha reso necessario, per mantenere le distanze fra gli alunni, individuare altri spazi oltre al locale mensa dove consumare i pasti; attualmente sette classi pranzano nelle loro aule, sei in mensa e due in altri locali. Mentre in mensa lo sporzionamento del cibo avviene come di consueto in piatti di ceramica, i pasti nelle aule vengono consegnati agli alunni in contenitori che non hanno capacità termica e dove il cibo arriva già freddo. Le razioni sono scarse, specialmente per gli alunni più grandi; più volte si è registrata la mancanza di pasti, il 12 ottobre, 17 alunni non hanno avuto il primo, mentre gli altri hanno ricevuto porzioni molto ridotte, nel tentativo di accontentarne il maggior numero possibile; non sempre le diete richieste con certificato medico sono rispettate; inoltre i pasti non rispettano il menù vidimato dall’Asl e pubblicato. Infine agli alunni non viene consegnata una bottiglietta d’acqua insieme al pranzo, quindi i docenti devono continuamente aggirarsi tra i banchi per versare l’acqua nei bicchieri, costringendo gli alunni ad interrompere il pasto per indossare la mascherina. In mensa i bambini spesso si versano da soli l’acqua passandosi la bottiglia di mano in mano, non proprio l’ideale in questa situazione di emergenza».

I volontari

In particolare i docenti chiedono di sostituire le scatole di cartone del lunch box con monoporzioni sigillate e riposte in contenitori termici. Chiedono anche di gestire diversamente la distribuzione, avvalendosi dei tanti volontari «che hanno dato la disponibilità ad aiutare nell’emergenza, ma che all’interno della scuola non sono mai stati presenti». L’istituzione della scatola monopasto era stata decisa per limitare il numero di studenti nella mensa, seguendo le linee guida anti Covid emanate solo cinque giorni prima dell’inizio dell’anno scolastico. A Gattinara comunque sin da luglio stato istituito un tavolo tecnico costituito dai responsabili del Comune, della scuola e della ditta appaltatrice, con la supervisione del sindaco Daniele Baglione; occorreva far quadrare norme e qualità del servizio. «Una quadra – afferma Baglione – che ha inevitabilmente comportato maggiori costi, tutti sostenuti dal Comune». Le possibilità di offrire il servizio mensa, nel rispetto delle linee guida erano sostanzialmente tre: differenziare l’orario della mensa su più turni; trovare nuovi spazi per ampliare i locali mensa e continuare ad erogarla nel modo classico a tutti gli utenti; dividere gli gli studenti collocandone circa metà nei locali mensa, garantendo il dovuto distanziamento, e una parte con pasti monoporzione in classe.

Gli spazi

Scartata l’ipotesi di somministrare a tutti gli alunni i pasti nei lunch box mono porzione, la scelta finale è quella attuale. «E’ parsa a tutti conciliare le norme con l’ esigenza di non sottrarre spazi all’attività didattica, utilizzando ad esempio la palestrina o la biblioteca, evitando l’erogazione del servizio su diversi turni. Occorreva anche contenere i costi e limitare al minimo il numero di pasti da somministrare in lunch box in monoporzione. Sicuramente la soluzione attuale, dal punto di vista della temperatura di cibo somministrato è quella più complessa, perché i lunch box non sono termici, essendo monouso. La modalità scelta in maniera condivisa ha comportato un aumento esponenziale dei costi (oltre 20.000 euro annui) costi aggiuntivi che, visto il periodo difficile, ha assorbito il Comune senza aumentare in alcun modo il costo dei buoni pasto, per venire incontro alle famiglie». La mensa nelle giornate di picco (lunedì, mercoledì e venerdì) offre il servizio a 38 utenti della scuola infanzia, 235 della primaria e 60 della secondaria.

I contenitori

I posti in mensa della scuola primaria, tolta l’infanzia che mangia per conto proprio e la secondaria che mangia in altro locale, sono al massimo 114 posti. «Ciò significa che 121 pasti devono essere serviti in lunch box. Il cibo è consegnato in contenitori termici tramite il trasportatore e quindi arriva caldo e viene scaricato nei locali della cucina della scuola; in questi locali viene suddiviso nei lunch box. Il personale prepara otto cestini alla volta, li colloca in appositi contenitori termici e li porta al piano rialzato e procede alla distribuzione nelle varie classi. Durante questo percorso può essere che il pasto perda parte del calore. La soluzione a questo problema potrebbe essere quella di ridurre al minimo il numero di ragazzi che mangiano in classe al piano rialzato trovando nuovi spazi al piano terreno usando alcuni spazi, come la palestrina e la biblioteca, che la scuola e alcuni insegnanti avevano voluto escludere».

Le quantità

Per quanto riguarda i quantitativi, vengono prescritti dalla dieta dall’Asl. Non è prevista, secondo le indicazioni dell’Asl, una grammatura diversa tra bambini della prima e della quinta. «Stiamo verificando le motivazioni della scarsità in alcuni casi delle porzioni. In ogni caso, stiamo lavorando per far sì che mai più si ripeta quanto accaduto in due occasioni nell’arco di un mese. Per le diete speciali, abbiamo sollecitato ad una attenzione specifica nella consegna. Infine la somministrazione dell’acqua avviene nelle stesse modalità degli scorsi anni, con le bottiglie da 1,5 litri. Sono in corso di installazione nelle scuole delle fontanelle dell’acqua, così ogni bambino potrà usare la propria borraccia personale». Nei giorni scorsi si è tenuto un sopralluogo tra l’amministrazione comunale, la ditta e la dirigente scolastica. «Certo è – conclude Baglione – che sarebbe stato sufficiente dire: “venite a vedere per verificare il servizio. Come abbiamo sempre fatto».

In foto: una passata visita del sindaco alla mensa scolastica

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