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Museo delle campane di Valduggia diventa atelier d’arte

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Museo delle campane ospita la mostra di Caterina D’Agostino “Emozioni diverse”.

Museo delle campane diventa atelier

Suggestiva ambientazione per la seconda mostra personale dell’artista novarese Caterina D’Agostino: è stata ospitata nel Museo antica Fonderia di campane Achille Mazzola di Valduggia. «“Emozioni diverse” ha richiamato un gran numero di visitatori – rimarca Piera Mazzone -, presentando multiformi espressioni d’arte: pittura, olio, acquerello, acrilico, scultura, argilla, terracotta, legno, dal tiglio al pino cembro, al Ginko Biloba, disegno, realizzato con una semplice penna biro su pagine di cruciverba, per richiamare l’attenzione sulle molte domande irrisolte che costellano l’esistenza. Caterina D’Agostino ha cominciato a creare oggetti, plasmare forme, disegnare, seguendo corsi all’Università della terza età, proseguendo a Cureggio, e oggi a Borgomanero, al laboratorio “Stop Solitudine” con le lezioni del professore di pittura Mario Antonetti di Romagnano, e frequentando l’atelier di scultura del grignaschese Dino Damiani. Molto curiosi gli abiti, creati da Caterina e dalle signore dell’Atelier del riciclo di Briga, realizzati utilizzando materiali riciclati: linguette delle lattine, tappi della Coca Cola, capsule del caffè, stringhe, tondini, reti da giardino, sacchi dell’immondizia intagliati, bicchieri di plastica, tappi di spumante: trasformati dalla fantasia e dalla manualità dell’artista in modelli unici, completati da accessori coordinati quali collane, borsette, cappellini».

La storia

La mostra ha permesso di scoprire il Museo antica Fonderia di campane Achille Mazzola: «E’ un viaggio nel tempo che conduce agli inizi del Quattrocento, quando nacque una proto-fonderia, fondata dalla famiglia Mazzola, originaria di Soriso, giunta a Valduggia per sfruttare l’ampia disponibilità di legno e argilla, elementi fondamentali per costruire gli stampi delle campane – evidenzia Mazzone -. Fino al 1875 la Fonderia Mazzola si trovava in un edificio a valle rispetto all’attuale: fu allora che i due fratelli Luigi e Pasquale si separarono e divisero l’attività: Luigi iniziò l’attività della fonderia che oggi è trasformata in museo. Nel 2003, dopo seicento anni, i Mazzola chiusero la storica attività di fonditori di campane. Vent’anni fa, Carlo Barlassina e la moglie Gisella Fantini hanno acquistato l’immobile e ne hanno ricavato un museo interattivo: attraverso le spiegazioni di Carlo oggi è ancora possibile comprendere il lungo e complesso iter che porta alla realizzazione di una campana. L’apertura del Museo con una simulazione dell’attività, nel 2013, in occasione delle Giornate di primavera del Fai, richiamò più di milleduecento visitatori».

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