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Uccise il figlio violento: condannata a 24 anni la mamma di Pallanzeno

Pochi giorni prima del delitto morì per un attacco cardiaco il marito, la donna non riusciva più a sostenere le continue percosse e minacce del figlio tossicodipendente

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Uccise il figlio violento: condannata a 24 anni la mamma di Pallanzeno

Uccise il figlio

Dopo le ennesime minacce e percosse non ce la fece più a sopportare tutto. Vittoria Gualdi, ora 67 anni, nel 2020 uccise a coltellato il figlio Elvis Motetta di 48 nella loro casa di Pallanzeno. La donna da anni doveva fare i conti con le angherie del figlio tossicodipendente, la situazione si era poi complicata dopo la more del marito stroncato da un attacco di cuore. La 67enne è stata condannata dalla Corte d’Assisedi Novara a 24 anni, l’accusa aveva chiesto l’ergastolo.

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3 Commenti

  • John ha detto:

    E questa sarebbe giustizia? Questa donna aveva già subito fin troppe condanne nella sua vita per meritarne un’altra. Il figlio che diventa tossicodipendente, la morte del marito e l’orrore di aver ucciso il proprio figlio, nonostante fosse un delinquente. Era davvero necessario condannarla al carcere?

  • alessandro belviso ha detto:

    i drogati sono i migliori finanziatori de…censura
    i tribunali sono l’ emanazione dello stato, il fondamento anche repressivo, uno strumento civile il cui uso distorto ha portato a sentenze che agli uomini sono incomprensibili se non viste come specchio “culturale”.
    inoltre il concetto di vendetta è stato abrogato proprio per evitare ai criminali (fascisti) l’applicazione, usando una metafora, della legge di lynch, è stata operato un convincimento delle menti ad essere arrendevoli onde subire infamie, in tale propaganda i cristiani hanno avuto un ruolo di primo piano e non è un caso che mafiosi, anche qui in senso metaforico, siano tra i devoti

  • CLARA ha detto:

    Vorrei veramente capire le motivazioni di una condanna così pesante per una donna che, in realtà, andava protetta e sostenuta, visto che la sua era una vita da vittima, oltre a tutto nota nel contesto sociale in cui questa tragedia è avvenuta. Come è possibile che ci sia più “tolleranza” in casi di aggressione e morte da parte di chi lo fa per futili motivi o per un deviato bisogno di possesso?

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