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Gli salvano la vita ricostruendogli l’aorta: intervento straordinario a Cuneo

Un paziente di 65 anni è tornato alla normalità dopo un complesso percorso chirurgico. Decisiva la collaborazione tra specialisti e tecnologie avanzate.

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All’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo un uomo di 65 anni è stato curato con successo per una grave patologia dell’aorta, grazie a una serie di complessi interventi chirurgici eseguiti nei mesi scorsi. Il paziente, arrivato da un’altra provincia del Piemonte, soffriva di un aneurisma post-dissecativo dell’aorta toraco-addominale. Una situazione clinica particolarmente difficile e ad alto rischio, affrontata attraverso un percorso terapeutico studiato nei minimi dettagli.

L’uomo, identificato con il nome di fantasia Alessandro per tutelarne la riservatezza, ha potuto riprendere la propria quotidianità dopo le operazioni. A seguirlo è stato l’Aortic Team dell’ospedale cuneese, che riunisce diverse specialità mediche. Il successo è arrivato grazie a un lavoro coordinato tra chirurghi vascolari, cardiochirurghi e cardio-anestesisti, impegnati nelle diverse fasi del trattamento.

Tre fasi chirurgiche per ricostruire l’aorta

Il percorso è cominciato con un intervento tradizionale sulla porzione addominale dell’aorta, eseguito dagli specialisti della chirurgia vascolare diretta da Massimo Maione. Successivamente è entrata in azione l’équipe di cardiochirurgia guidata da Maurizio Roberto. La seconda operazione ha interessato una zona particolarmente delicata, perché comprende i vasi sanguigni che assicurano l’afflusso di sangue al cervello.

«Abbiamo dovuto sostituire l’aorta ascendente, l’arco aortico e parte dell’aorta toracica discendente», spiega Roberto. Durante l’operazione è stato necessario garantire la corretta circolazione sanguigna verso il cervello, portando contemporaneamente il paziente a una condizione di ipotermia moderata. La procedura ha richiesto una stretta collaborazione tra gli specialisti e l’impiego di una particolare protesi ibrida.

Una protesi costruita su misura per il paziente

Un ulteriore passaggio ha permesso di completare il trattamento con una tecnica endovascolare, utilizzando una protesi realizzata appositamente per adattarsi all’anatomia del sessantacinquenne. Una soluzione personalizzata per affrontare una patologia complessa, riducendo la necessità di ricorrere ad altre procedure chirurgiche particolarmente invasive e consentendo di intervenire sui vasi interessati.

A illustrare questa fase è Massimo Maione, direttore della chirurgia vascolare: «È stato un approccio di tipo endovascolare, che ha previsto la rivascolarizzazione delle principali arterie a livello addominale, evitando la necessità di interventi complessi con l’apertura del torace e dell’addome». La tecnologia ha quindi consentito un trattamento meno invasivo nella fase conclusiva del percorso.

Il ruolo fondamentale dei medici e dell’Aortic Team

Il caso rappresenta un esempio del modello organizzativo adottato dall’Aortic Center di Cuneo. Qui i pazienti con malattie particolarmente complesse dell’aorta vengono valutati collegialmente, tenendo conto anche delle altre condizioni cliniche presenti. Ogni percorso viene definito sulla base delle esigenze individuali, attraverso il confronto tra specialisti e la scelta delle tecniche più appropriate.

Accanto a Roberto e Maione, un ruolo importante è stato svolto dall’équipe di cardio-anestesia diretta da Domenico Vitale, che ha garantito il monitoraggio durante le fasi più delicate. Determinante anche il contributo dei tecnici della circolazione extracorporea e del personale sanitario. La collaborazione tra professionisti con competenze differenti è stata essenziale per affrontare un intervento tanto impegnativo.

Nuovi investimenti per potenziare la sala operatoria

L’esperienza ha confermato anche l’importanza delle apparecchiature disponibili nell’ospedale. In particolare, la sala ibrida consente di integrare procedure chirurgiche e tecniche endovascolari. Per potenziare ulteriormente questa struttura è previsto un progetto di aggiornamento, portato avanti con la Fondazione Ospedale Cuneo e il sostegno della Fondazione Crc e di Intesa Sanpaolo.

Soddisfazione è stata espressa anche da Franco Ripa, direttore generale dell’Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle, che ha evidenziato il valore della preparazione degli specialisti e delle tecnologie disponibili. «Un intervento salvavita reso possibile dal livello di preparazione dei professionisti, ma soprattutto da un lavoro di squadra che fa la differenza», sottolinea. Un risultato che conferma l’importanza delle competenze specialistiche nella cura delle patologie più difficili. Lo riporta Prima Cuneo.

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