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AttualitàVarallo e alta Valsesia

Addio a Mario Soster, la Valsesia perde il custode delle sue montagne

Botanico autodidatta, fotografo e storico presidente del Cai di Varallo, ha dedicato la vita allo studio e alla valorizzazione del patrimonio alpino.

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Varallo e tutta la Valsesia piangono la scomparsa di Mario Soster, figura di riferimento per generazioni di appassionati della montagna. Classe 1938, botanico autodidatta, alpinista, fotografo naturalista e autore di numerose pubblicazioni, aveva dedicato gran parte della propria esistenza allo studio e alla valorizzazione del territorio. Un uomo che aveva fatto della curiosità e dell’amore per la natura il filo conduttore della propria vita.

Con lui se ne va uno dei più profondi conoscitori dell’ambiente alpino valsesiano, capace di raccontarne le bellezze attraverso fotografie, libri e un instancabile lavoro di ricerca. Il suo nome è legato anche alla storia del Cai di Varallo, di cui era stato presidente, e ad alcune importanti iniziative per la tutela del patrimonio naturalistico. Un’eredità culturale che resterà a disposizione di quanti amano e frequentano queste montagne.

Dall’altopiano di Asiago alla scoperta delle montagne valsesiane

Mario Soster era nato nel 1938 a Lusiana, sull’altopiano di Asiago, in provincia di Vicenza. Nel 1947, quando aveva appena nove anni, si era trasferito con la famiglia a Varallo. La sua infanzia era stata segnata dalle difficoltà del dopoguerra, che lo avevano costretto a iniziare presto a lavorare per contribuire al sostentamento familiare. Una giovinezza impegnativa, affrontata con determinazione e grande voglia di imparare.

Durante alcune estati aveva lavorato negli alpeggi dell’alta Valsesia, entrando in contatto con la vita dei montanari, i pascoli e la natura d’alta quota. Proprio quelle esperienze avevano alimentato il suo legame con la montagna, destinato a diventare sempre più profondo. Senza abbandonare il lavoro, aveva continuato a studiare autonomamente, riuscendo nel 1962 a conseguire da privatista il diploma di ragioniere.
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Gli anni alla guida del Cai e le opere per il territorio

All’inizio degli anni Settanta Soster era entrato nel Gruppo Camosci del Cai di Varallo, dedicandosi all’alpinismo e alla conoscenza delle montagne locali. Aveva inoltre ricoperto l’incarico di vice delegato dell’VIII Delegazione Valsesia-Valsessera del Corpo nazionale soccorso alpino. Nel 1985 era arrivata l’elezione a presidente del Cai varallese, incarico assunto nuovamente nel 1991 e mantenuto fino al 1997.

Durante le sue presidenze erano stati portati avanti progetti destinati a lasciare un segno importante. Nel 1988 aveva contribuito alla realizzazione del Museo Carestia-Tirozzo di Fobello, dedicato anche alla preziosa eredità botanica dell’abate Antonio Carestia. Un altro risultato fondamentale fu la costruzione del rifugio Carestia, all’Alpe Pile in Val Vogna, a 2.201 metri di altitudine, inaugurato nel 1995.

Il Parco dell’Alta Valsesia e il giardino botanico di Alagna

La conoscenza scientifica dell’ambiente naturale aveva sempre accompagnato il suo impegno alpinistico. Soster aveva partecipato alla nascita del Parco naturale dell’Alta Valsesia nel 1980, entrando successivamente nel consiglio dell’ente, dove sarebbe rimasto per circa vent’anni. La protezione della flora e del paesaggio alpino rappresentava una delle sue grandi passioni, coltivata con studi, osservazioni e attività sul campo.

Tra le iniziative alle quali aveva dedicato maggiori energie figura il giardino botanico dell’Alpe Fum Bitz, sopra Alagna. Dal 2002 al 2010 ne aveva seguito la realizzazione e la gestione, contribuendo a creare uno spazio dedicato alla conoscenza delle specie vegetali di montagna. Per Soster conoscere la natura significava anche impegnarsi concretamente per difenderla, preservando un patrimonio prezioso per le generazioni future.

Una vita raccontata attraverso libri e fotografie

Accanto all’attività associativa, Soster aveva sviluppato un’intensa produzione editoriale. Le sue fotografie di fiori, paesaggi e alpeggi erano diventate uno strumento per documentare le trasformazioni della Valsesia. I suoi libri hanno raccontato una montagna autentica, fatta di biodiversità, antichi insediamenti e testimonianze della vita quotidiana. Un lavoro che aveva saputo unire sensibilità artistica e rigore nell’osservazione.

Ancora nel giugno 2026 aveva presentato un nuovo volume fotografico dedicato agli alpeggi delle valli Sermenza e Mastallone, proseguendo la collana “La mia Valsesia”. Per oltre quarant’anni aveva inoltre realizzato calendari fotografici molto conosciuti sul territorio. Rimangono migliaia di immagini e pagine dedicate alla sua valle, testimonianza di una passione che non si era mai esaurita. E soprattutto resta il suo insegnamento: imparare a guardare la montagna per comprenderne e rispettarne ogni bellezza.

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