Idee & Consigli
Boom di traslochi in Piemonte: cosa verificare prima di trasferirsi

Il bando della Regione Piemonte “Vado a vivere in montagna”, che offre incentivi a chi vuole trasferirsi da una città italiana in uno dei piccoli paesi delle montagne piemontesi, ha riscosso un grande successo in tutta Italia.
In questo articolo si vedranno alcuni consigli utili per chi decide di trasferirsi.
I dati del bando
Il bando ha attirato l’attenzione di molti cittadini non solo in Piemonte, ma anche nelle regioni limitrofe quali la Lombardia e la Liguria. Ma le richieste di adesione, che ammontano a 571, sono arrivate anche da regioni del centro e del sud Italia come Lazio, Toscana, Marche e Sardegna. Delle 571 richieste, 302 sono state reputate ammissibili al finanziamento.
Gli ammessi hanno ricevuto un contributo che varia tra i 10.000 ed i 40.000 euro. Ben 249 delle domande che hanno ricevuto responso positivo provengono da cittadini del Piemonte, e la maggior parte dei richiedenti ammessi (164) sono nati tra il 1980 ed il 1989.
Trasferirsi in un paesino di montagna: un grande cambiamento
L’idea dietro al bando è cercare di arginare lo spopolamento delle vallate alpine e, contemporaneamente, andare incontro alle esigenze di quelle persone che cercano una vita dai ritmi meno serrati e più a contatto con la natura.
Un trasferimento di questo tipo, tuttavia, implica un radicale cambiamento del proprio stile di vita, che può risultare traumatico per chi viene da un contesto cittadino di medie o grandi dimensioni.
Ci sono quindi una serie di aspetti da considerare prima di intraprendere un trasferimento di tale portata.
Tra questi vi è sicuramente la copertura del Wi-Fi. Al fine di non rimanere isolati digitalmente, infatti, è meglio informarsi su come verificare la copertura internet di casa, e farlo prima di trasferirsi. Oggi gran parte delle attività, non solo ricreative, infatti, si svolgono online, e per evitare brutte sorprese dell’ultimo minuto è meglio accertarsi di essere coperti nella propria zona.
Inoltre, è importante valutare la qualità dei servizi essenziali del luogo, quali ad esempio strutture ospedaliere, scuole ed università, trasporti pubblici ed infrastrutture, enti pubblici.
Se non si ha l’opportunità di lavorare in smart working e non si vuole fare i pendolari, è importante sapere anche quali sono le opportunità di lavoro di zona, nonché gli stipendi medi.
Ultimo ma non meno importante, quando si pondera un trasferimento, va preso in considerazione l’aspetto legato alle proposte di intrattenimento offerte dal luogo. Ci sono cinema, teatri, parchi e luoghi di svago per i bambini? E se sì, sono vicini oppure lontani? È importante capire quanto distano dalla propria casa queste attività anche e soprattutto se non si è automuniti.
Come il Covid ha influito sui trasferimenti
Quello dei trasferimenti è un trend iniziato in realtà già un paio di anni fa. La pandemia, infatti, con il conseguente aumento dello smart working, ha spinto numerose persone e famiglie ad abbandonare le grandi città metropolitane, portandole a muoversi verso piccoli paesi in periferia e lontani dal caos cittadino.
Sempre più popolare è divenuto il modello di “città a 5 minuti”, ovvero di un contesto urbano di piccole dimensioni dove tutti i servizi e le comodità si trovano a portata di mano. Non a caso nel 2021, tra i grandi centri urbani, solo Bologna, Genova, Bari e Verona hanno chiuso il 2021 con un saldo migratorio positivo.
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