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I settori che il web ha trasformato in profondità: dalla vendita al gaming (e non solo)

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Loghi social (© Depositphotos)

Il web non è più soltanto uno strumento attraverso cui cercare informazioni. Nel giro di pochi decenni è diventato un’infrastruttura sulla quale poggiano una parte crescente delle attività economiche, professionali e sociali. Secondo l’International Telecommunication Union, circa 6 miliardi di persone utilizzavano Internet nel 2025, pari al 74% della popolazione mondiale. Un dato ancora più significativo se si considera che nel 2020 la quota era intorno al 60%.

La diffusione della rete, accompagnata prima dagli smartphone e più recentemente dall’intelligenza artificiale, ha quindi modificato non soltanto il modo in cui comunichiamo, ma interi mercati. Commercio, informazione, lavoro, formazione, salute e intrattenimento sono tra gli ambiti nei quali la distanza tra il mondo precedente al web e quello attuale appare più evidente.

Il commercio è diventato un mercato senza confini

Uno dei cambiamenti più immediatamente riconoscibili riguarda il commercio. Per acquistare un prodotto non è più indispensabile entrare fisicamente in un negozio e, soprattutto, la scelta del consumatore non è più necessariamente limitata alle attività presenti nella propria città.

Marketplace, ecommerce indipendenti, sistemi di pagamento digitali e servizi logistici sempre più efficienti hanno creato un mercato nel quale anche una piccola azienda può teoricamente raggiungere clienti situati dall’altra parte del mondo.

In Europa il cambiamento è evidente nei numeri. Secondo Eurostat, nel 2025 il 78% degli utenti Internet dell’Unione europea aveva acquistato beni o servizi online, contro il 62% registrato dieci anni prima.

La trasformazione non riguarda soltanto il luogo nel quale si conclude l’acquisto. È cambiato anche tutto ciò che viene prima: recensioni, comparatori di prezzo, motori di ricerca, social network e creator influenzano la fase di scelta, mentre le imprese utilizzano dati e strumenti pubblicitari per raggiungere pubblici estremamente specifici.

Informazione: dalle prime pagine agli algoritmi

Pochi settori sono stati rivoluzionati dal web quanto quello dell’informazione. Per gran parte del Novecento giornali, radio e televisioni stabilivano tempi e modalità attraverso cui le notizie raggiungevano il pubblico. Internet ha trasformato quel modello in un flusso continuo.

Il cambiamento più recente riguarda però il ruolo delle piattaforme. Il Digital News Report 2026 del Reuters Institute registra una progressiva “platformisation” dell’informazione: considerando complessivamente i mercati analizzati, social media e piattaforme video hanno superato sia la televisione sia siti e applicazioni proprietarie degli editori come fonti di notizie. Parallelamente stanno crescendo anche gli utenti che sperimentano chatbot basati sull’intelligenza artificiale per informarsi.

Questo scenario offre una quantità di fonti difficilmente immaginabile nel passato, ma introduce anche problemi nuovi. Velocità di diffusione, disinformazione, contenuti generati artificialmente e dipendenza dagli algoritmi impongono agli utenti una maggiore capacità di verificare ciò che leggono.

Anche il linguaggio giornalistico è cambiato. Video brevi, podcast, newsletter, dirette e contenuti social affiancano ormai stabilmente l’articolo tradizionale.

Il lavoro si è separato dall’ufficio

La rete ha modificato anche uno degli elementi più radicati della vita quotidiana: il rapporto tra lavoro e luogo fisico.

Email, piattaforme collaborative, videoconferenze e software in cloud permettono a milioni di professionisti di lavorare con colleghi e clienti situati in altre città o continenti. Lo smart working ha avuto una forte accelerazione durante la pandemia, ma non è scomparso con la fine dell’emergenza. L’OCSE rileva che nei lavori compatibili con il lavoro a distanza sono diventate comuni formule ibride con due o tre giornate settimanali svolte da remoto.

Contemporaneamente sono nate professioni direttamente legate all’economia digitale e piattaforme che mettono in contatto imprese, freelance e lavoratori indipendenti. L’OCSE sottolinea come proprio lo sviluppo delle tecnologie digitali e di nuovi modelli di business abbia favorito la crescita del lavoro intermediato dalle piattaforme.

La conseguenza è un mercato del lavoro più internazionale e flessibile, ma anche più competitivo, nel quale competenze digitali e capacità di aggiornamento assumono un peso crescente.

Dalla televisione allo streaming: cambia l’intrattenimento

Il web ha inoltre spezzato la rigidità dei vecchi palinsesti. Film, musica e contenuti audiovisivi possono essere fruiti praticamente in qualsiasi momento e su dispositivi differenti.

La logica della programmazione lineare non è scomparsa, ma convive con quella on demand. Il cambiamento è ormai entrato nelle abitudini europee: secondo Eurostat, nel 2024 il 30% degli utenti Internet dell’UE aveva acquistato abbonamenti a servizi di streaming dedicati a film, serie televisive o sport, mentre il 21% aveva pagato per servizi musicali.

Anche la produzione è diventata più accessibile. YouTube, TikTok, Twitch e le altre piattaforme hanno permesso a singoli creator di raggiungere pubblici che un tempo richiedevano necessariamente l’intermediazione di televisioni, radio o grandi società editoriali.

Il gaming è diventato un ecosistema connesso

Il gaming rappresenta probabilmente uno degli esempi migliori per capire quanto Internet possa cambiare non soltanto la distribuzione di un prodotto, ma la natura stessa dell’esperienza.

I primi videogiochi domestici erano prevalentemente esperienze individuali o locali. La diffusione delle connessioni Internet ha progressivamente trasformato il videogioco in un’attività connessa: multiplayer online, aggiornamenti continui, download digitali, community, streaming delle partite, competizioni esport e giochi multipiattaforma fanno ormai parte dello stesso ecosistema.

La dimensione raggiunta dal fenomeno testimonia il cambiamento. Newzoo stimava per il 2025 circa 3,6 miliardi di giocatori nel mondo e ricavi globali nell’ordine dei 188,8 miliardi di dollari, con una base di utenti destinata ad avvicinarsi a 3,9 miliardi entro il 2028.

Il web ha inoltre modificato il modello economico del settore. Alla tradizionale vendita del gioco completo si sono affiancati free-to-play, slots online, contenuti scaricabili, abbonamenti, acquisti digitali e titoli progettati per evolvere nel tempo.

Gaming significa ormai anche socialità. Chat vocali, community e streaming hanno trasformato alcuni videogiochi in veri spazi digitali nei quali incontrarsi e condividere esperienze. Negli Stati Uniti, i dati più recenti dell’Entertainment Software Association indicano che oltre 212 milioni di persone giocano almeno una volta alla settimana, mostrando quanto il videogioco abbia superato da tempo la dimensione di passatempo riservato a una nicchia.

Anche scuola e formazione entrano nell’era digitale

Un’altra trasformazione profonda riguarda l’accesso alla conoscenza. Lezioni online, piattaforme educative, biblioteche digitali e corsi universitari accessibili da remoto hanno ampliato enormemente la quantità di materiale disponibile.

A questa prima rivoluzione si sta aggiungendo quella dell’intelligenza artificiale, utilizzata per assistere studenti, insegnanti e professionisti. UNESCO considera ormai la trasformazione digitale dell’educazione un fenomeno strutturale, pur sottolineando una forte disparità nell’accesso alle infrastrutture: a livello mondiale soltanto il 40% delle scuole primarie e circa la metà di quelle secondarie inferiori risultano connesse a Internet.

Il punto, quindi, non è soltanto introdurre nuovi strumenti, ma garantire che siano accessibili e utilizzati con competenze adeguate.

Salute e servizi diventano sempre più digitali

Il web sta cambiando infine anche settori nei quali il rapporto personale rimane fondamentale. Nel campo sanitario, cartelle cliniche elettroniche, telemedicina, dispositivi connessi e sistemi di analisi dei dati stanno modificando il modo in cui alcune prestazioni vengono organizzate e gestite.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera la digital health uno strumento capace di migliorare efficienza e sostenibilità dei sistemi sanitari e di contribuire ad ampliare l’accesso alle cure, pur evidenziando la necessità di garantire qualità, sicurezza ed equità.

Lo stesso principio riguarda banche, pubblica amministrazione e servizi professionali: attività che un tempo richiedevano necessariamente uno sportello fisico possono oggi essere completate attraverso applicazioni o piattaforme web.

La vera rivoluzione è il cambiamento delle abitudini

La portata della trasformazione digitale non si misura quindi soltanto contando smartphone, siti o applicazioni. Il cambiamento più importante riguarda le aspettative delle persone.

Il consumatore vuole poter comprare in qualsiasi momento, lo spettatore scegliere cosa guardare, il giocatore confrontarsi con persone lontane migliaia di chilometri, il lavoratore accedere ai documenti da luoghi differenti e il lettore ricevere aggiornamenti praticamente in tempo reale.

Il web ha eliminato molti vincoli geografici e temporali, creando contemporaneamente nuovi problemi legati a privacy, sicurezza, affidabilità delle informazioni e divario digitale. Ed è proprio questa doppia natura a caratterizzare la fase attuale: Internet non costituisce più un settore separato dell’economia o della società, ma l’infrastruttura sulla quale stanno progressivamente convergendo attività che un tempo appartenevano a mondi completamente distinti.

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