Idee & Consigli
Trasparenza nei costi d’investimento: la differenza tra fee-only e commissioni sui prodotti
Molti risparmiatori sono convinti di non pagare nulla per i consigli ricevuti in banca o da un promotore finanziario. In realtà un costo c’è quasi sempre: solo che spesso non si vede, perché non arriva sotto forma di conto da saldare. Capire quanto si paga davvero è il primo passo per proteggere i propri risparmi.
Costo esplicito e costo nascosto
La distinzione di fondo è semplice. Il costo esplicito è una parcella chiara: un professionista emette la sua fattura e il cliente la paga direttamente, sapendo esattamente quanto sta spendendo. Il costo nascosto (o implicito), invece, è quello trattenuto dai prodotti finanziari in cui vengono investiti i soldi, senza che il risparmiatore debba fare alcun pagamento diretto.
È proprio qui che nasce l’equivoco: non ricevere un conto non significa non pagare. Le spese vengono semplicemente sottratte in modo automatico dal valore del prodotto, un po’ alla volta, e per questo passano quasi inosservate.
Perché il modello fee-only è più trasparente
Un’alternativa è la consulenza finanziaria indipendente, detta anche fee-only (a sola parcella). In questo modello il consulente non vende prodotti e non riceve compensi dalle banche o dalle società che li producono: viene pagato solo dal cliente, in modo chiaro, come avviene con un avvocato o un commercialista.
Il vantaggio principale è che il consulente non ha interesse a spingere un prodotto piuttosto che un altro, perché non guadagna sulla vendita. Il confronto con il modello bancario tradizionale non vuol dire che una parte sia in malafede: significa solo che gli incentivi sono diversi, e conoscerli aiuta a valutare meglio i consigli che si ricevono.
Perché gli ETF aiutano a contenere i costi
Se un prodotto costa più del necessario, una parte del rendimento si perde lungo il percorso, anche quando i mercati vanno bene. Per questo, chi punta a contenere le spese guarda spesso agli ETF: fondi a basso costo che si limitano a seguire l’andamento di un intero mercato, senza un gestore che sceglie i singoli titoli. Le loro spese annue sono in genere molto ridotte, e questo lascia all’investitore una quota maggiore di ciò che il mercato produce. Restano comunque strumenti soggetti alle oscillazioni dei mercati: costano poco, ma non eliminano il rischio.
MiFID II: come verificare quanto si paga davvero
Per sapere quanto si sta effettivamente pagando non serve fidarsi di stime. Grazie alla normativa europea MiFID II, ogni intermediario è tenuto a inviare una volta all’anno a ciascun cliente un rendiconto dei costi e degli oneri sostenuti. È il documento più utile per fare chiarezza.
Di solito arriva tra la primavera e l’estate dell’anno successivo e si trova nell’area riservata dell’home banking, spesso sotto voci come “comunicazioni periodiche” o “trasparenza”. A differenza del normale estratto conto, questo rendiconto indica i costi non solo in percentuale, ma anche in euro. In genere distingue tre voci:
- i costi del servizio di consulenza e distribuzione;
- i costi interni dei prodotti in cui si è investito;
- i costi legati alla compravendita degli strumenti.
Leggere questo documento con attenzione permette di vedere, cifra alla mano, quanto è stato trattenuto ogni anno dal proprio patrimonio, e di decidere con maggiore consapevolezza.
Chi vuole farsi un’idea più precisa di come funziona questo tipo di servizio può consultare un approfondimento su quanto costa una consulenza finanziaria indipendente, curato da IoInvesto.
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