Seguici su

Idee & Consigli

Bustine di zucchero e flaconcini, cosa cambia davvero dal 12 agosto per bar e strutture ricettive

Pubblicato

il

Bustina di zucchero e caffè

Il regolamento europeo sugli imballaggi diventa applicabile la settimana prossima. Diversi titoli hanno annunciato divieti immediati, ma le date da segnare sono due e quella che pesa è ancora lontana. Ne abbiamo parlato con Maqa Shop, e-commerce specializzato in forniture e packaging per bar, ristoranti e strutture ricettive

Nei bar della valle in questi giorni gira una domanda molto concreta: le scorte vanno buttate? Chi ha letto certi titoli si è convinto che dal 12 agosto le bustine di zucchero sul bancone diventino fuorilegge e che nelle camere dei bed and breakfast spariscano i flaconcini di shampoo. La risposta breve è no. Quella lunga richiede qualche riga, perché il cambiamento esiste, però viaggia su due binari con scadenze diverse.

Il testo di riferimento è il regolamento europeo 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, quello che negli ambienti di settore chiamano PPWR. È entrato in vigore a febbraio dell’anno scorso e diventa applicabile il 12 agosto in tutti i Paesi dell’Unione. Trattandosi di un regolamento e non di una direttiva, non passa da un decreto italiano come era successo con la norma sulla plastica monouso: quel giorno vale dappertutto allo stesso modo.

Quello che succede il 12 agosto

Le novità immediate riguardano più chi produce che chi somministra, ma qualche effetto sul bancone si vede. Da quella data non potranno più essere immessi sul mercato imballaggi a contatto con gli alimenti contenenti PFAS oltre le soglie previste, le famose sostanze usate per rendere carta e cartone resistenti a grassi e umidità. Cambiano poi le regole di etichettatura, che diventano armonizzate a livello europeo e devono spiegare in modo leggibile dove va buttata ogni confezione. Rientrano nel conteggio anche le bustine del tè e le cialde del caffè, che da agosto sono considerate imballaggi a tutti gli effetti e vanno etichettate con il codice del materiale.

Per un pubblico esercizio significa soprattutto che le forniture arriveranno con diciture diverse da quelle di prima, senza nessun obbligo di svuotare il magazzino. Il modo più rapido per orientarsi è guardare come sono compilate le schede tecniche: cataloghi come quello gestito da Maqa shop sul proprio ecommerce riportano per ogni referenza materiale, misure, capacità e certificazioni, ed è da quelle righe che si capisce se una confezione risponde ai nuovi requisiti o appartiene alla serie precedente.

Quello che succede nel 2030

I divieti veri stanno nell’articolo 25 e nel relativo allegato, e partono dal primo gennaio 2030. Da lì non si potranno più immettere sul mercato le monodosi in plastica per salse e condimenti, lo zucchero e le creme per il caffè destinati al consumo sul posto, i flaconcini monouso sotto i cinquanta millilitri messi a disposizione degli ospiti nelle strutture ricettive, le confezioni in plastica per frutta e verdura fresca sotto il chilo e mezzo, i sacchetti ultrasottili. Tre anni e mezzo sono tanti, e infatti la scadenza sembra lontana finché non si guarda il lato dei fornitori.

Lì il conto alla rovescia è già partito. Nessuno investe più in macchinari per formati che hanno una data di scadenza scritta in Gazzetta ufficiale europea, quindi le monodosi in plastica diventeranno progressivamente meno reperibili e più care ben prima del 2030. Chi ordina a volumi se ne accorgerà dal listino, e prima di chiudere una fornitura grossa vale la pena capire se quel formato ha davanti a sé ancora qualche anno o è già avviato all’uscita.

Per le strutture ricettive il ragionamento è un po’ diverso e riguarda i numeri. Il passaggio dai mini flaconi ai dispenser ricaricabili fissati a parete costa un investimento iniziale per camera, che però si recupera nel giro di un paio di stagioni sul prezzo delle ricariche. Va messo in conto anche il rovescio della medaglia, cioè la parte di ospiti che il flaconcino se lo aspetta e lo considera parte del servizio. «La domanda che ci arriva più spesso in queste settimane non riguarda i divieti, ma i tempi: gli albergatori vogliono capire se conviene fare scorta adesso o cambiare impostazione subito», spiegano da Maqa. Molte strutture stanno risolvendo con una via di mezzo, dispenser per doccia e shampoo e formati piccoli solo per la saponetta.

Nel frattempo il consiglio pratico è chiedere al proprio fornitore la documentazione aggiornata sui prodotti in magazzino e verificare che le prossime consegne rispettino i nuovi requisiti di etichettatura. Su alcuni punti l’interpretazione è ancora in movimento, tanto che la Commissione europea ha diffuso a giugno un documento di orientamenti per chiarire i passaggi rimasti ambigui. Chi ha dubbi sulla propria situazione può rivolgersi alle associazioni di categoria, che in queste settimane stanno organizzando incontri informativi anche sul territorio.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie di Notizia Oggi Borgosesia e segui la nostra pagina Facebook

Contenuti sponsorizzati

Clicca per commentare

Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *