AttualitàVarallo e alta Valsesia
Varallo, a 94 anni fa il volontario a Casa Serena: «Il tempo non va sprecato»
Francesco Pitocchi continua il suo impegno con l’Avas, dopo una vita trascorsa al servizio della comunità.
A 94 anni Francesco Pitocchi continua a svolgere attività di volontariato a Varallo, all’interno di Casa Serena, con l’associazione Avas. Varallese d’adozione, non ha alcuna intenzione di fermarsi e sembra dimostrare, con il suo esempio quotidiano, quanto rimanere attivi e dedicarsi con passione agli altri possa accompagnare anche le stagioni più avanzate della vita.
La sua è una storia costruita attorno a un principio semplice: il tempo ha valore e, proprio per questo, bisogna utilizzarlo bene. Pitocchi continua a metterne una parte a disposizione degli altri, come ha fatto per decenni attraverso numerose realtà della Valsesia. «In Avas sono entrato con mia moglie, che faceva volontariato in Casa Serena. Un impegno che continuo a portare avanti anche oggi».
Dalla guerra vissuta da ragazzo all’arrivo in Valsesia
Nato in Ciociaria da genitori napoletani, Pitocchi ha attraversato da adolescente uno dei periodi più drammatici della storia italiana. Durante la guerra vide con i propri occhi la distruzione del Monastero di Montecassino. Per sfuggire ai bombardamenti, la sua famiglia e altre due furono costrette a trovare rifugio per mesi all’interno di una grotta.
Una volta adulto entrò nell’Arma dei carabinieri e fu destinato al Nord, in Valle d’Aosta, nella zona di Cervinia. Qui partecipò anche al recupero della salma di un’alpinista da un crepaccio. Proprio un episodio legato a quell’intervento avrebbe poi contribuito, in maniera decisamente singolare, a cambiare il corso della sua vita.
Quella fotografia con gli occhiali da sole
Su un quotidiano venne pubblicata una fotografia nella quale Pitocchi e un collega indossavano occhiali da sole, il cui utilizzo all’epoca non era consentito nell’Arma. Il 9 dicembre 1958 arrivò così – per “punizione” – il trasferimento in Valsesia. In seguito fu nuovamente destinato al Sud, più vicino alla terra dalla quale era partito, ma ormai il suo futuro aveva incrociato quello della valle.
«Nonostante tutto – racconta – non mi sono più ritrovato a Benevento. Ma avendo aiutato, quando ero in servizio, un imprenditore valsesiano a risolvere un caso di furto, ricevetti un’offerta di lavoro in valle. Ci riflettei e decisi di congedarmi e tornare in Valsesia per svolgere il ruolo di addetto agli acquisti». Qui incontrò anche la donna che sarebbe diventata sua moglie: «Ci sposammo nel 1962».
Una lunga storia al servizio delle associazioni
A una carriera lavorativa intensa Pitocchi ha sempre affiancato il volontariato. Negli anni ha ricoperto incarichi di responsabilità in moltissime realtà della Valsesia, passando dal mondo associativo a quello religioso e assistenziale. Un impegno che racconta una parte importante della storia sociale della valle degli ultimi decenni.
L’elenco delle attività svolte da Francesco è davvero notevole:
- la presidenza della sezione, un tempo attiva a Borgosesia, dei Cavalieri della Repubblica, onorificenza della quale è stato insignito;
- la responsabilità della sezione valsesiana dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti;
- la presidenza dell’Associazione nazionale carabinieri;
- l’incarico di priore della confraternita del Santissimo Sacramento di San Gaudenzio;
- vent’anni di attività come sacrestano;
- la presidenza della Dufour, della quale fu il primo presidente nel 1973;
- la presidenza del comitato che nel 1984 accolse il Papa a Varallo;
- la collaborazione con numerosi altri sodalizi del territorio.
L’incontro con Avas e l’impegno che continua
Tra le esperienze che Pitocchi porta avanti ancora oggi c’è quella con Avas. Ad avvicinarlo all’associazione fu la moglie, già impegnata come volontaria all’interno di Casa Serena. Da allora quel legame non si è interrotto e, nonostante il trascorrere degli anni, il 94enne continua a essere una presenza attiva nella struttura varallese.
«È un impegno che continuo a portare avanti anche oggi e continuerò a portare avanti fino a quando il Signore me lo concederà», spiega Pitocchi. Parole che riassumono un modo di intendere il volontariato lontano dalla ricerca di riconoscimenti: semplicemente una parte della propria quotidianità e un’occasione per continuare a essere utile agli altri.
«Il tempo è importante e non va sprecato»
Il volontariato, però, non è mai stato il suo unico interesse. Francesco ha sempre cercato di mantenersi attivo anche attraverso le proprie passioni. Tra queste c’è la cura dell’orto, alla quale quest’anno ha dovuto temporaneamente rinunciare per recuperare dopo un importante intervento. Un contrattempo che non ha comunque cambiato il suo desiderio di continuare a fare e partecipare.
A 94 anni, dopo una giovinezza segnata dalla guerra, la carriera nei carabinieri, il ritorno in Valsesia, il lavoro e decenni trascorsi nelle associazioni, il suo pensiero resta lo stesso. «Il tempo a disposizione è importante e non va sprecato in attività inutili e che non danno soddisfazione». Una convinzione che ha guidato Francesco Pitocchi per tutta la vita e che continua ad accompagnarlo oggi.
Nella foto di copertina, Francesco Pitocchi spinge un ospite di Casa Serena costretto alla carrozzina
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