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Avis Gattinara, tre generazioni di volontari: dai fondatori ad Alberto Agosti
Il presidente raccoglie l’eredità del nonno Ermes Sodano, tra i promotori della sezione. E ora anche il figlio Paolo ha iniziato a donare.
Una tradizione di famiglia che attraversa quasi settant’anni di storia dell’Avis di Gattinara. Il 27 giugno 1958 nasce ufficialmente la sezione locale e tra i fondatori figura Ermes Sodano, nonno dell’attuale presidente Alberto Agosti. Sodano entrò nel primo consiglio direttivo dopo essere risultato tra i candidati più votati.
Da allora si sono succeduti nove presidenti in 67 anni, fino ad arrivare proprio ad Agosti, alla guida del sodalizio dal 2022. Il legame con l’Avis nasce anche in famiglia: Alberto effettuò infatti la sua prima donazione nel 1994, quando aveva 20 anni, raccogliendo idealmente l’eredità lasciata dal nonno.
«Chi dona sangue salva delle vite»
Il rapporto di Agosti con l’associazione si è consolidato negli anni. Nel 2005 ha assunto l’incarico di direttore della sezione, prima di diventare presidente. «Credo che sia essenziale pubblicizzare quello che facciamo. Chi dona sangue salva realmente delle vite. Non è una frase fatta, è uno stato di fatto», sottolinea.
Agosti ricorda anche come la donazione sia anonima e non dolorosa, oltre ad avere effetti positivi per chi dona grazie ai controlli periodici. «Si è costantemente controllati, come se si effettuasse un prelievo del sangue». Donare significa quindi aiutare e controllare la propria salute, rafforzando nello stesso tempo una rete indispensabile per il sistema sanitario.
Creare un gruppo oltre la donazione
Proprio il carattere anonimo delle donazioni rende però più difficile creare legami tra i volontari. «Rispetto ad altre associazioni, come Aib o Croce rossa, abbiamo meno occasioni per conoscerci e creare un gruppo di lavoro». Per questo l’obiettivo è andare oltre la singola donazione e costruire occasioni di incontro tra i soci.
La presidenza di Agosti ha quindi puntato molto sugli eventi e sui rapporti con le altre realtà del territorio. «Vorremmo creare momenti e spazi anche al di là delle giornate di prelievo». L’idea è rafforzare condivisione e collaborazione, facendo dell’Avis non soltanto un’associazione di donatori, ma una presenza sociale attiva nella comunità.
Eventi e collaborazione con il territorio
Negli ultimi anni sono state organizzate diverse iniziative, dalle “anguriate” alla collaborazione con eventi sportivi. In villa Paolotti sono nate anche le serate “Le bellezze di Gattinara”, dedicate a personaggi del paese provenienti dal mondo dello sport, della cultura e della scrittura. L’Avis ha cercato così di aprirsi alla città.
A queste attività si è aggiunto anche “Volontari in piazza”, con l’obiettivo di mettere in contatto le diverse associazioni. «Vogliamo coinvolgere il più possibile il territorio, fare cultura e sensibilizzare alla nostra causa». Il progetto punta anche a creare nuove sinergie, favorendo un confronto stabile tra le realtà del volontariato locale.
I giovani e il passaggio del testimone
Una particolare attenzione è rivolta alle nuove generazioni. «I giovani sono la nuova linfa, necessitano di essere formati e di raccogliere il testimone», spiega Agosti. Lo scorso anno l’Avis ha distribuito a tutti i diciottenni una cartolina informativa. L’obiettivo era spiegare il valore della donazione e avvicinare nuovi volontari.
E per la famiglia Agosti il passaggio del testimone potrebbe continuare. Il figlio Paolo ha già effettuato la sua prima donazione e intende proseguire sulla strada tracciata dal bisnonno. Una storia familiare entra così nella terza generazione, mantenendo vivo un legame iniziato con la fondazione della sezione.
Oggi sono 350 i donatori attivi
A raccontare il peso dell’Avis di Gattinara sono anche i numeri. Attualmente la sezione conta circa 350 donatori effettivi. Dal 1958 sono passate più di 1.500 persone che hanno scelto di dedicare parte del proprio tempo e del proprio sangue a chi ne aveva bisogno.
Un patrimonio umano costruito nel corso dei decenni e che oggi continua a rinnovarsi. La sfida è mantenere viva questa partecipazione, coinvolgendo nuovi donatori e creando attorno all’Avis una comunità sempre più consapevole del valore di un gesto semplice, volontario e fondamentale.
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