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AttualitàVarallo e alta Valsesia

La Valsesia si prepara a un viaggio straordinario nelle viscere della Terra

Il progetto internazionale Dive punta a esplorare il sottosuolo nell’area di Vocca, dove il mantello terrestre potrebbe trovarsi a profondità sorprendentemente accessibili.

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Un pozzo scientifico nell’area di Vocca per avvicinarsi a uno dei confini più misteriosi del pianeta. È il progetto illustrato venerdì 2 ottobre a Varallo, durante un incontro pubblico dedicato alla seconda fase di Dive. Scienziati di diversi Paesi guardano ora alla Valsesia per tentare un’esplorazione straordinaria, che potrebbe consentire di studiare rocce normalmente nascoste a decine di chilometri dalla superficie.

La perforazione è ancora in fase di pianificazione e non è stata annunciata una data per l’avvio. L’obiettivo è raggiungere la zona di passaggio fra crosta e mantello, che le indagini geofisiche indicano in quest’area a una profondità insolitamente accessibile, attorno ai due chilometri. Un’opportunità scientifica rara, resa possibile dalla storia delle Alpi, sulla quale si concentrano le aspettative dei ricercatori.

Perché la Valsesia è un luogo unico al mondo

Per comprendere l’importanza dell’impresa bisogna immaginare la Terra come un frutto, con una buccia relativamente sottile che racchiude una parte interna molto più estesa. La crosta terrestre è proprio questo rivestimento, mentre sotto si trova il mantello. Il confine tra questi due strati si chiama Moho, abbreviazione di discontinuità di Mohorovicic, e normalmente si trova a decine di chilometri di profondità.

La Valsesia rappresenta un’eccezione grazie agli enormi movimenti geologici che hanno accompagnato la formazione delle Alpi. La collisione fra le placche africana ed europea ha sollevato e inclinato antichissimi strati rocciosi. A Balmuccia, per esempio, si possono osservare rocce provenienti direttamente dal mantello terrestre: sono le peridotiti, testimonianze visibili di processi avvenuti nelle profondità del pianeta.

Le prime esplorazioni hanno già dato risultati importanti

Il progetto Dive, acronimo di Drilling the Ivrea-Verbano zone, ha già completato una prima fase di ricerca tra il 2022 e il 2024. In Val d’Ossola sono stati realizzati due pozzi, nelle aree di Ornavasso e Megolo, nel comune di Pieve Vergonte, raggiungendo profondità di centinaia di metri. Le perforazioni hanno permesso di recuperare preziosi campioni di roccia, offrendo agli studiosi materiali da analizzare direttamente in laboratorio.

Dai campioni estratti sono partite numerose ricerche, alcune delle quali hanno già prodotto pubblicazioni scientifiche internazionali. Gli studiosi stanno esaminando la composizione delle rocce, le loro proprietà fisiche e i processi che interessano gli strati profondi. Queste conoscenze possono avere applicazioni anche molto concrete, dalla comprensione della circolazione dei fluidi sotterranei allo studio della formazione delle risorse minerarie strategiche.

Università di tutto il mondo coinvolte nella sfida

La nuova fase del progetto coinvolge una vasta rete di istituzioni scientifiche. Tra i partecipanti figurano l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, le università di Trieste e Napoli Parthenope e centri di ricerca di Svizzera, Austria, Germania, Francia, Stati Uniti e Australia. La Valsesia diventa così un laboratorio di interesse mondiale, capace di richiamare competenze scientifiche da diversi continenti.

L’iniziativa è sostenuta anche dall’Icdp, il programma internazionale per le perforazioni scientifiche continentali, e si sviluppa in dialogo con le amministrazioni locali e il Sesia Val Grande Unesco Global Geopark. Dopo gli incontri divulgativi già organizzati sul territorio, fra cui quello di Balmuccia nel settembre 2025, si apre una nuova stagione di ricerca per la Valsesia. Un viaggio verso le profondità della Terra che potrebbe aiutare a comprenderne meglio la storia e il funzionamento.

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