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Padre controlla il telefono del figlio di 9 anni e scopre messaggi porno

Indagato un 36enne conoscente della famiglia, che avrebbe inviato via WhatsApp i contenuti espliciti.

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È stato il padre di un bambino di appena nove anni ad accorgersi che qualcosa non andava. Controllando lo smartphone del figlio avrebbe infatti trovato una conversazione WhatsApp con messaggi e immagini del tutto inappropriati per la sua età.

L’episodio è avvenuto nel Verbano e ha portato il genitore a rivolgersi alla Questura di Verbania. Dalla denuncia sono quindi partite le verifiche della Squadra mobile, che ha cominciato a ricostruire l’origine dei contenuti e l’identità della persona che li avrebbe inviati.

I sospetti su un conoscente della famiglia

Gli accertamenti si sono concentrati su un uomo di 36 anni, originario del Verbano Cusio Ossola e vicino alla famiglia del bambino. Secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato lui a mantenere attraverso WhatsApp i contatti finiti all’attenzione del padre.

Gli investigatori avrebbero raccolto primi elementi a sostegno della ricostruzione. Il materiale contestato comprenderebbe immagini e messaggi a contenuto sessualmente esplicito, inviati direttamente al minore attraverso il telefono.

La polizia sequestra lo smartphone

Martedì 27 ottobre gli agenti hanno eseguito, su disposizione dell’autorità giudiziaria, una perquisizione nell’abitazione del 36enne. Durante l’attività è stato sequestrato anche il suo telefono cellulare.

Il dispositivo sarà sottoposto ad approfondimenti tecnici per recuperare e analizzare conversazioni, file e altri eventuali elementi utili all’indagine. Proprio l’esame dello smartphone dovrà permettere di verificare l’estensione e la frequenza dei contatti intercorsi con il bambino.

L’ipotesi di corruzione di minorenne

L’uomo risulta indagato per corruzione di minorenne, fattispecie prevista quando vengono mostrati contenuti pornografici a una persona che non ha ancora compiuto 14 anni.

L’iscrizione nel registro degli indagati non equivale naturalmente a una dichiarazione di colpevolezza. La posizione del 36enne dovrà essere valutata nel corso del procedimento, sulla base degli elementi già acquisiti e di quelli che potranno emergere dall’analisi dei dispositivi sequestrati.

Le indagini proseguono

La Squadra mobile sta ora approfondendo il materiale raccolto per capire se vi siano ulteriori episodi o elementi rilevanti. Particolare attenzione sarà dedicata ai dati contenuti nel cellulare, che potrebbero fornire indicazioni importanti sulla vicenda.

A far partire tutto è stata dunque l’attenzione del genitore verso l’attività online del figlio. Una verifica sul telefono di un bambino di nove anni si è trasformata in un’indagine della polizia, ora coordinata dall’autorità giudiziaria.

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