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Boca, 400 cittadini non vogliono l’impianto che tratta scarti di produzione

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Raccolta di firme in paese per chiedere chiarezza e garanzie su un nuovo progetto industriale

Ben quattrocento firme a Boca per chiedere al sindaco Pierangelo Puricelli di dare dati certi e garanzie su un progetto che in zona fa discutere: si tratta di un impianto di recupero di argille, terre e fanghi non pericolosi, che “ItalHousing ambiente Oleggio” intende costruire sul territorio del piccolo centro. L’autorizzazione, attualmente in fase di valutazione, passerà dalla Conferenza dei servizi, prevista nei prossimi giorni a Novara. Intanto però alcuni cittadini sono preoccupati, tanto da aver indetto una raccolta firme e aver organizzato nei giorni scorsi un’assemblea pubblica. All’incontro hanno preso parte non solo i bochesi, ma anche i residenti dei Comuni vicini, Cavallirio, Maggiora e Cureggio.

Il progetto riguarda un impianto che processi argille, terre e fanghi, non pericolosi, derivanti da produzioni, per ottenere le cosiddette “materie prime secondarie”, come ceramiche, mattoni, laterizi. Fra i rifiuti per cui è stata richiesta l’autorizzazione, sono indicati per esempio alcuni tipi di scarti della lavorazione del legno, alcuni residui provenienti dalle lavorazioni di pelli e pellicce, altri derivanti da processi chimici organici e inorganici, oppure da processi termici, oltre ad alcune categorie di rifiuti derivanti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli e altri materiali. Tutti i rifiuti saranno conferibili solo dopo la verifica di “non pericolosità”. L’impianto, secondo il progetto, dovrebbe sorgere in un’area di 3.590 metri quadrati, in via Brughiera IV, a Boca, sul Piano Rosa.

Ma centinaia di cittadini di Boca e dei Comuni circostanti hanno dato voce ai loro timori in un documento, in cui esprimono «forte e pesante preoccupazione». Alcuni di loro hanno analizzato la documentazione relativa al progetto. Secondo loro, lo stoccaggio di rifiuti sarebbe in contrasto con le disposizioni del piano regolatore per l’area in questione, modificato dal Comune dopo la vicenda Pulinet (che non ha nulla a che vedere con il progetto dell’impianto).

«L’area dell’impianto – aggiungono – non risulta impermeabilizzata e la raccolta di acque reflue non tiene minimamente conto dei piovaschi e delle bombe d’acqua, elementi costanti anche da noi». Si temono «intasamenti di pozzetti e scarichi, trascinamento di materiali, allagamenti e dispersione nell’area dei rifiuti lì stoccati». Il gruppo sottolinea inoltre la presenza di un vicino pozzo consortile di acqua potabile del Comune di Boca e di alcuni corsi d’acqua. Infine, temono che l’aumento di traffico di mezzi pesanti causi un incremento di PM10 e ossidi totali d’azoto. La rilevazione sarebbe affidata a una centralina di Borgomanero a circa cinque chilometri di distanza: troppo lontano, secondo il gruppo, per monitorare l’effettiva situazione dell’aria a Boca.

Sono così state promosse due raccolte firme: una prima destinata ai residenti di Boca, finalizzata a chiedere un consiglio comunale per parlare della questione, che ha già raccolto circa 400 firme (su 1278 abitanti); e una seconda rivolta anche agli abitanti di Cavallirio, Cureggio e Maggiora, con lo scopo di sensibilizzare i cittadini delle aree vicine.

«Per quanto ho potuto verificare – dice il sindaco Puricelli – non ci sono motivi per allarmarsi. Sia come Comune, che la ditta abbiamo già risposto alle preoccupazioni dei cittadini. E certo, il consiglio comunale richiesto si farà nei prossimi giorni. In ogni caso sulla richiesta per l’attività dovrà esprimersi la Conferenza dei servizi, che si terrà prossimamente in Provincia».

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