Attualità
Caccia aperta allo stambecco, scoppia la protesta
“Così si tradisce il simbolo del Gran Paradiso”. Barricate contro un emendamento che darebbe il via libera alle dopiette.
La possibilità di aprire alla caccia dello stambecco accende lo scontro politico e ambientalista in Piemonte. La proposta, inserita in un emendamento collegato al cosiddetto Ddl Malan, ha provocato una dura reazione da parte di associazioni, amministratori e appassionati di montagna, preoccupati per il futuro dell’animale simbolo del Parco nazionale del Gran Paradiso.
Il tema è arrivato anche in consiglio regionale grazie a un’interrogazione del consigliere Alberto Avetta, che chiede alla Regione Piemonte di chiarire se sia stata coinvolta nel percorso legislativo discusso in Senato. L’obiettivo è capire quale posizione intenda assumere la giunta su una questione che tocca direttamente uno dei simboli più riconoscibili delle Alpi italiane.
Un simbolo salvato dall’estinzione
Lo stambecco rappresenta molto più di una semplice specie animale. La nascita del Parco nazionale del Gran Paradiso, istituito nel 1922, fu legata proprio alla necessità di proteggere gli ultimi esemplari sopravvissuti sulle montagne tra Piemonte e Valle d’Aosta.
Secondo i dati ricordati nel dibattito politico, agli inizi del Novecento ne restavano appena cento. Grazie alla tutela garantita dall’area protetta, oggi la popolazione sulle Alpi italiane è risalita a circa 15mila capi. Per questo motivo ambientalisti e opposizioni considerano l’ipotesi di riaprire la caccia un passo indietro storico.
Tra i punti più contestati ci sono:
- il rischio di compromettere una specie protetta da oltre un secolo
- il possibile danno all’immagine turistica del Gran Paradiso
- la fragilità genetica della popolazione di stambecchi
- gli effetti del cambiamento climatico sulla specie
Turismo naturalistico e timori per il futuro
Chi frequenta il Gran Paradiso associa spesso il parco proprio all’incontro con gli stambecchi durante escursioni e trekking. Per molte attività turistiche locali, l’animale è diventato un richiamo fondamentale capace di attirare visitatori da tutta Italia e dall’estero.
Secondo Avetta, trasformare anche solo in parte lo stambecco in una specie cacciabile rischierebbe di cambiare radicalmente la percezione del territorio. Da oasi naturalistica protetta, il Parco potrebbe essere visto come un luogo meno sicuro per la fauna selvatica e meno attrattivo per il turismo ambientale.
Il Parco frena: “Servono valutazioni tecniche”
Dal Parco nazionale del Gran Paradiso arriva comunque un invito alla prudenza. Il presidente Mauro Durbano ha ricordato che la proposta dovrà ancora affrontare il vaglio del Ministero dell’ambiente e che, all’interno dell’area protetta, la caccia resterà vietata.
Durbano ha inoltre evidenziato alcuni aspetti scientifici considerati delicati. Lo stambecco presenta una ridotta variabilità genetica proprio perché l’intera popolazione attuale deriva da pochissimi esemplari sopravvissuti. Secondo il presidente del Parco, eventuali scelte future dovrebbero essere precedute da approfondimenti tecnici molto rigorosi e da interventi concreti per garantire la salvaguardia della specie.
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