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Caccia in Piemonte, il Tar dà il via libera per fagiano di monte e coturnice

Respinta la richiesta di sospensione delle associazioni ambientaliste, resta il divieto per la pernice bianca. La decisione definitiva arriverà a dicembre.

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La caccia al fagiano di monte e alla coturnice può riprendere in Piemonte. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo regionale con l’ordinanza numero 565, depositata giovedì 5 novembre 2026. I giudici hanno respinto la richiesta di sospensione presentata dalle associazioni ambientaliste e animaliste, che avevano contestato i provvedimenti regionali relativi alla stagione venatoria 2026-2027.

La decisione consente dunque di tornare a cacciare le due specie, conosciute anche come gallo forcello e coturnice, nel rispetto delle disposizioni stabilite dalla Regione. Non si tratta però di un’autorizzazione senza limiti: restano validi i periodi, le modalità e i piani di prelievo approvati per i singoli territori, con i quantitativi massimi previsti dalle norme.

Pernice bianca, lo stop rimane in vigore

Il pronunciamento del Tar modifica una situazione che si era creata nelle scorse settimane. Il 9 ottobre, infatti, un precedente decreto aveva disposto la sospensione cautelare della caccia al fagiano di monte e alla coturnice. Quel provvedimento viene ora superato dalla nuova ordinanza, permettendo la ripresa dell’attività nelle aree in cui è prevista dal calendario venatorio regionale.

Resta invece confermato il divieto di caccia alla pernice bianca, già oggetto di una precedente decisione dello stesso tribunale. Per questa specie la sospensione continua a essere valida, senza modifiche rispetto alle disposizioni già in vigore. La distinzione è importante soprattutto per i cacciatori che frequentano i comprensori alpini piemontesi.

Bongioanni: «Riconosciuto il rigore del lavoro della Regione»

Soddisfazione è stata espressa dall’assessore regionale alla Caccia e pesca Paolo Bongioanni, che considera la decisione un riconoscimento del lavoro svolto dagli uffici regionali e dagli organismi coinvolti nella gestione della fauna selvatica. Al centro della valutazione ci sono i monitoraggi delle popolazioni animali, le condizioni ambientali e gli effetti dei piani di prelievo.

«La decisione del Tar riconosce in forma e sostanza il rigore del lavoro che la Regione conduce insieme a Ispra, alle Province e ai soggetti preposti sul territorio», ha dichiarato Bongioanni. L’assessore ha inoltre ringraziato il mondo venatorio per l’impegno nelle attività di controllo della fauna selvatica, richiamando in particolare il contrasto alla diffusione della peste suina attraverso il controllo dei cinghiali.

La controversia giudiziaria non è ancora conclusa

La decisione del 5 novembre rappresenta comunque un passaggio cautelare e non mette definitivamente fine alla controversia. Le associazioni ricorrenti avevano sollevato obiezioni sui provvedimenti regionali che disciplinano l’attività venatoria, chiedendo maggiori garanzie per la tutela delle specie interessate. Il confronto sulla legittimità delle scelte della Regione rimane quindi aperto, nonostante il pronunciamento favorevole alla ripresa della caccia.

L’udienza di merito è prevista per il 16 dicembre, quando il tribunale sarà chiamato ad approfondire anche questioni riguardanti il calendario venatorio e la pianificazione faunistica regionale. Per il momento prevalgono le disposizioni approvate dalla Regione, con l’eccezione della pernice bianca. Una situazione che potrà essere ulteriormente chiarita dai prossimi pronunciamenti della giustizia amministrativa.

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