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Coggiola ricorda Italo Barchietto Bollo, uomo innamorato del territorio

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Coggiola ricorda Italo Barchietto Bollo e le sue tante passioni: dalla musica alla poesia, senza dimenticare l’orto.

Coggiola ricorda Italo Barchietto Bollo

Era una persona poliedrica, dagli interessi numerosi e disparati. E’ stato un musicante storico nel corpo musicale “Giuseppe Verdi” di Coggiola e in tanti in paese lo hanno conosciuto e hanno avuto modo di stimarlo. Italo Barchietto Bollo, classe 1934, aveva compiuto 88 anni il 25 luglio scorso ed era molto conosciuto a Coggiola e nella sua frazione Villa.
Aveva lavorato nella ditta Bozzalla come fabbro e, poi, in pensione si era dedicato all’orto che, in tanti, gli invidiavano per la cura e passione che ci metteva. La famiglia era conosciuta e la mamma Dolores Piletta Milanin era morta all’età di 100 anni. Italo Barchietto Bollo nell’ultimo periodo era stato seguito dalla nipote Emanuela.
Il funerale è stato celebrato nella chiesa parrocchiale di Coggiola.

Storia e poesia

Barchietto Bollo amava la storia del suo territorio ed è stato un maestro per Tiziano Bozio Madè, che lo ricorda con parole di affetto e di stima.
«Italo – racconta il coggiolese – era una persona che non se ne andrà mai dal mio cuore, dai miei ricordi, dalle passioni che tanto ci hanno accomunato e che io continuerò ad avere ahimè, senza potere più condividere con lui. Storie di gente, episodi di paese, cronaca, musica, alberi, fiori e funghi. Roba che in lui veniva da dentro, da conoscenze conquistate, da saperi coltivati. Talvolta se ne usciva ricordando una poesia… ma non so neanche perché dico questo, a chi possono mai interessare oggi Leopardi e L’Infinito?» E prosegue: «Negli ultimi mesi si era rinchiuso. Una paura matta del covid, o forse un male che aveva deciso di tenere tutto per sé, o forse gli anni che cominciavano a pesare. Lo avevo sentito al telefono qualche settimana fa quando era in ospedale: un quarto d’ora almeno, durante il quale sembrava volermi dire tutto assieme quello che nel frattempo non aveva potuto raccontare. Lo avevo quindi invitato a prendersi nota, dato che di tempo lì ne aveva durante la giornata e appena tornato a casa ci saremmo passati un pomeriggio insieme. Non è andata così. Si dice domani, la settimana prossima, e si finisce malinconicamente per mandare giù il gusto triste del rammarico».

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