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Gattinara accoglie i profughi: giù una sessantina ospitati in città, ma aumenteranno

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Una sessantina di profughi a Gattinara, ma il numero è destinato ad aumentare: la città lavora a un “piano accoglienza”

Gattinara accoglie i profughi

L’accoglienza in città dei profughi provenienti dall’Ucraina per ora tiene. Ma fino a quando? Attualmente sono una sessantina le persone, prevalentemente mamme con i loro bambini, che dall’Ucraina sono arrivate a Gattinara; le famiglie sono state tutte ospitate in case e appartamenti in cui vivono parenti e amici già da tempo in città, mentre i bimbi sono stati inseriti a scuola. Ma il numero di persone che scappa dalla guerra è destinato ad aumentare, e a Gattinara, come altrove, comincia a profilarsi l’incognita dell’accoglienza. Una volta esaurite le case dei famigliari, infatti, dove i prossimi profughi potranno trovare un alloggio? E per quanto tempo? Chi sosterrà la loro permanenza, che è fatta di bollette, cibo e quant’altro necessario per vivere? Riuscirà la sola solidarietà, che pure è tanta, a farsi carico di tutto? Domande alle quali per ora gli amministratori locali non riescono a dare risposte definite.

Quanto messo in campo

Si può fare il punto però su ciò che è già stato messo in campo. «Per tutti i rifugiati abbiamo avviato l’inserimento nel tessuto sociale, a cominciare dalle scuole e dalle attività sportive per i bambini – spiega il vicesindaco Daniele Baglione, che segue in prima persona le operazioni riguardanti gli aiuti  –. Due bimbi frequentano l’asilo, altri sei alle primarie, alcuni vanno alle superiori». Bene l’inserimento scolastico, ma resta da risolvere la barriera linguistica, per la quale per ora non vi sono progetti e programmi a livello nazionale.

Il problema delle abitazioni

«Siamo in stretto contatto con il consorzio Casa – prosegue Baglione – con il quale vi sono continue riunioni. Una delle principali necessità è quella di trovare abitazioni in cui ospitare queste persone. Per il momento non siamo in emergenza, poiché tutti i rifugiati giunti in città hanno trovato chi potesse ospitarli, ma presto arriveranno anche ucraini che non hanno appoggi nelle nostre zone. Il Consorzio, e anche noi come Comune, stiamo raccogliendo le disponibilità di appartamenti, case o anche stanze per accogliere alcuni di loro». A questo proposito il Casa ha diffuso una locandina su cui è indicato il numero 3480011742 a cui si può accedere per segnalare offerte di aiuto e richiedere informazioni al riguardo. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di individuare strutture di tipo alberghiero in grado di essere trasformate in residenze adeguate.

Vaccini e tamponi per tutti

Il Comune, come ovunque, si occupa anche di espletare tutte le pratiche relative alla registrazione di coloro che vengono a stabilirsi in città. «Chi arriva a Gattinara deve essere accompagnato all’ufficio anagrafe del municipio, dove verrà compilato un modulo di ospitalità, dopodiché viene affrontata tutta la parte sanitaria, con l’esecuzione dei tamponi e delle vaccinazioni».

Il grande cuore dei cittadini

Vi sono poi le prime e sempre crescenti manifestazioni di disponibilità e solidarietà da parte dei cittadini. «Alcune società sportive si sono già fatte avanti e ogni giorno se ne aggiungono di nuove – spiega Baglione -, tutte sono disponibili a far partecipare gratuitamente ai loro corsi tutti i bambini che vorranno proseguire in Italia le attività sportive che già svolgevano nel loro Paese, oppure avvicinarsi a nuove discipline».

Nel frattempo, proseguono anche gli aiuti e le spedizioni verso l’Ucraina, con il coordinamento della Protezione civile, che intanto non ha mai smesso di raccogliere generi di primo soccorso nella sede dell’ex-Coop. «Il primo e il 2 aprile ci sarà una nuova raccolta ufficiale: sono sempre richiesti medicinali e dispositivi medici e sanitari, prodotti per l’igiene personale, materiale per i bambini e cibo a lunga conservazione, oltre che per animali. Le nostre derrate sono state portate finora oltre il confine ucraino, nella città di Černivci, da dove vengono poi portate nei luoghi dove c’è più necessità. Lì la guerra non è ancora arrivata ed è più facile, per loro che sono sul posto, raggiungere i centri più colpiti».

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