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Habilita Casa di Cura I Cedri ha attivato il “Rapid Recovery”

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Habilita Casa di Cura I Cedri di Fara Novarese è un centro specializzato nella chirurgia ortopedica. Inoltre, nel centro piemontese, è stato attivato il “Rapid Recovery”, ovvero la possibilità di ridurre drasticamente i tempi della degenza dopo un intervento di chirurgia protesica. Abbiamo incontrato la Dr.ssa Laura Perico che ha spiegato in che cosa consiste il ricovero rapido e i vantaggi per il paziente.

“Siamo riusciti a sviluppare, grazie all’impegno del responsabile dell’équipe il Dr. Francesco Traverso, un protocollo relativo agli interventi ci anca e ginocchio che consente al paziente un recupero particolarmente rapido. Il metodo viene definito “Rapid Recovery”. Il paziente – spiega la Dr.ssa Perico – viene sottoposto a chirurgia protesica e attraverso un lavoro d’équipe particolarmente importante che coinvolge gli ortopedici, gli anestesisti, il personale infermieristico e quello dei terapisti, siamo in grado di portare un paziente ad essere autonomo, ad avere un ricovero senza dolore in tempi particolarmente ridotti. Parliamo di una degenza che ha una durata media di 3-4 giorni. Al termine di questo periodo il paziente è in grado di tornare a casa in autonomia, camminando con le stampelle, con un’articolazione che già nel periodo post-operatorio ha recuperato la propria funzione”.

Dr.ssa Laura Perico

Non si corrono rischi nel muovere il paziente subito dopo l’intervento?

“Il paziente, quando viene operato, non deve essere considerato come un malato, ma come una persona guarita. Quando esce dalla sala operatoria ha un’articolazione completamente funzionante e, proprio per questo motivo, deve poterla mettere in funzione fin da subito. Naturalmente entrano in gioco anche gli aspetti legati all’analgesia ed alcuni accorgimenti speciali durante l’intervento: grazie ad un lavoro importante e a cui teniamo molto, il paziente recupera la propria funzionalità molto velocemente. Il ricovero tradizionale su tempi più lunghi abbiamo visto che è controproducente”.

Quali sono gli svantaggi legati ad una degenza con tempi lunghi?

“È un retaggio del passato il fatto che i pazienti operati alle articolazioni debbano poi effettuare dei ricoveri particolarmente lunghi, impiegandoci poi settimane e settimane per la riabilitazione. Noi abbiamo appurato che la riabilitazione deve essere fatta fin da subito: il paziente deve sapere già dall’inizio che cosa può fare e che cosa non può ancora fare. Inoltre il ricovero lungo mette il paziente in una condizione che non è naturale. Noi non siamo abituati a restare fermi in un letto, abbiamo l’esigenza di muoverci. Abbiamo verificato che una lunga degenza è controproducente per il paziente. Restare sempre a letto, alzarsi poco durante il giorno sono situazioni che contrastano con la situazione ordinaria in cui una persona è spesso in movimento, svolge delle attività. Una volta che il paziente rientra nel proprio ambiente e nella propria dimensione, liberato dall’impatto emotivo dell’”essere malato” si rende autonomo da solo ed è in grado di compiere azioni che riteneva impensabili”.

Il paziente, una volta dimesso, non viene lasciato solo nel percorso riabilitativo. 

“Naturalmente è fondamentale seguire con attenzione il paziente anche nel suo percorso post-operatorio: noi non mandiamo a casa i pazienti per poi non rivederli più. Il paziente torna a casa in autonomia e con i parametri vitali corretti, però nel breve termine deve essere valutato nuovamente. Dopo una settimana dalla dimissione è prevista una visita di controllo con lo specialista, si verifica che sia tutto sotto controllo e si forniscono eventualmente dei nuovi consigli nel caso in cui il paziente avesse dei dubbi o delle incertezze”.

C’è un’età oltre la quale il “Rapid Recovery” è sconsigliato?

“È importante capire che dobbiamo considerare l’età biologica e non quella anagrafica dei pazienti. Spesso e volentieri ci troviamo di fronte a pazienti anziani particolarmente attivi, equiparabili ad un cinquantenne o a un sessantenne. L’età non deve mai essere considerata come uno spartiacque. Il paziente deve essere valutato nella sua globalità. Se non si sono controindicazioni all’intervento medico, un paziente anziano può affrontare un intervento in maniera identica a uno giovane. In questi giorni abbiamo dimesso un paziente di 82 anni che è stato ricoverato 3 giorni da noi dopo l’intervento ed è tornato a casa felicissimo senza alcun problema. La sua era ovviamente una situazione clinica buona e non erano presenti criticità, ma il suo non è un caso isolato. Il “Rapid Recovery”, anche se si è un po’ avanti con l’età si può fare tranquillamente”.

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