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Il pozzo petrolifero potrebbe ampliarsi

Il pozzo di ricerca di idrocarburi di Eni nell’area di Carpignano Sesia potrebbe ampliarsi. E’ il timore che il comitato Dnt.

Il pozzo di ricerca di idrocarburi di Eni nell’area di Carpignano Sesia potrebbe ampliarsi. E’ il timore che il comitato Dnt esprime in una lettera al presidente della Regione Sergio Chiamparino. «L’azienda ha presentato nel corso del mese di agosto la risposta alle innumerevoli osservazioni fatte dal Ministero – spiega il presidente Marcello Marafante -. Le integrazioni presentate da Eni al proprio progetto non apportano alcun elemento di novità se non la curiosa espansione dell’ipotetico giacimento, ridefinita però, sorprendentemente, non sulla base di nuove acquisizioni di dati, come ci si dovrebbe aspettare. Ora i casi sono due: chi ha elaborato la prima stesura non era particolarmente competente oppure siamo di fronte ad una manipolazione dei dati. Trattandosi delle stesse persone, ci appare assai più probabile la seconda ipotesi».

Il comitato esprime ancora dubbi sulla sicurezza ed efficienza del progetto, sia sul piano di impatto socio-economico e ambientale dell’intervento. «Si ignora interamente l’esistenza di un comparto agroalimentare d’eccellenza, affermatosi nei nostri territori nel corso degli ultimi anni, e si preferisce rilanciare una “analisi” della crisi, nel territorio novarese, dei settori produttivi manifatturieri che riflettono riassetti produttivi ormai in atto da decenni, a cui, Eni suggerisce, potrebbero subentrare con “efficacia” le attività estrattive – riprende nella lettera Marafante -. Per quanto riguarda i riflessi occupazionali si propongono infatti anche i profili professionali i quali fanno però immediatamente intuire che quelle maestranze verranno sicuramente da fuori e sono quindi parte del pacchetto delle risorse aziendali, come i macchinari e gli impianti di perforazione».

Il comitato porta poi anche alcuni dati allarmanti dell’Arpa Piemonte relativi a uno studio epidemiologico nel Comune di Barengo interessato da una cava Rsu. «Di fronte a queste prospettive la monetizzazione dei rischi ambientali va decisamente respinta, tanto più che gli assetti societari traballanti di molti dei gruppi aziendali del settore peltrolchimico (tra cui consociati di Eni impegnati in Piemonte) non sono certo una garanzia», conclude. Per questo il comitato attende una presa di posizione netta da parte della Regione.